Afterhours – Hai Paura Del Buio (Reloaded)

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‘Hai paura del buio?’ è l’album di culto del rock italiano degli anni 90 (insieme a ‘Catartica’ dei ‘Marlene Kuntz’).

Questo è il  disco che permise agli ‘Afterhours’ di smettere di fare altri lavori e di diventare definitivamente musicisti a tempo pieno, che 17 anni dopo torna nei negozi in una versione ‘remastered’ rimasterizzata con migliori mezzi tecnici di quelli che la band di Manuel Agnelli aveva a disposizione all’epoca in compagnia di un secondo album ‘reloaded’ riarrangiato e risuonato ospitando una ghiotta serie di artisti che hanno condiviso palchi, studi, avventure con la band milanese.

Il risultato è altalenante, e in molti casi traspare un’atmosfera distesa da musicisti navigati, comodi, tra dischi d’oro appesi alle pareti e tappeti buoni sotto i piedi che stride con l’urgenza arrabbiata di urlare che c’era in quelle canzoni quando sono state scritte.

Però la festa, come l’hanno definita loro nella conferenza stampa di presentazione, resta.

E’ una festa-rimpatriata in cui si ritrovano vecchi amici (Greg Dulli, Cristina Donà), ma anche una festa in cui si riconosce, da capofila del rock alternativo italiano, l’importanza di alcune band italiane andate forte negli ultimi anni (Ministri, Teatro degli Orrori).

Si trovano duetti con i cantautori degli anni ’70 (Edoardo Bennato che apre il disco questa volta senza bestemmia, o Eugenio Finardi che incupisce ‘Lasciami leccare l’adrenalina’).

La rapprentanza romana è garantita dai ‘Luminal’ che da quando hanno perso la sezione ritmica dei primi due album sono diventati sghembi, originali e interessantissimi e in questo caso destrutturano ‘Elymania’.

Da ascoltare tre episodi riusciti meglio degli altri: Samuel Romano dei Subsonica nel duetto di ‘Voglio una splendida’, Mark Lanegan incredibilmente sopra le sue tonalità abituali in ‘Pelle’, Joan As Policewoman molto a suo agio in ‘Senza finestra’.

In tour (a Roma presso l’Orion il 28 marzo) promettono di rispettare il più possibile i nuovi arrangiamenti del disco “reloaded”, gli Afterhours, ormai lo abbiamo imparato, amano sperimentare e difficilmente si siedono sul passato o su quello che pensano il loro pubblico vorrebbe ascoltare.

Ormai possono permetterselo, spesso sembrano di buon umore rispetto a come apparivano parecchi anni fa, sentono di meritarsi la posizione che occupano nel panorama musicale italiano. E questa volta fanno passare un messaggio difficile: se non si hanno nuove cose da dire piuttosto che fare un nuovo disco con idee povere meglio celebrare un vecchio disco senza necessariamente aspettare il trentennale.

Giovanni Cerro