Roma Suona

afterhours
29 luglio 2017

Afterhours live a Postepay Sound Rock in Roma la recensione

Numero 30.
Ci siamo.
Il tour #30 per il trentennale di carriera. E che carriera! Per chi di questi 30 anni ne ha vissuti più di una ventina, la cosa certa è una: che quella degli Afterhours sia una vera carriera musicale. Ne sono passati di anni, e la band milanese ha attraversato diverse epoche, diversi generi ed è una delle pochissime realtà musicali ad avere sempre garantito ricerca e sperimentazione, rimanendo sempre fedele non a se stessa- sarebbe una tragedia- ma fedele all’unico credo possibile: rinnovarsi, ricercare, sperimentare. In una parola, vivere.
30 anni nell’epoca dell’accelerazione non sono pochi, anzi. La tecnologia diffusa ha permesso di superare i limiti umani dello spazio e del tempo, facilitando da una parte la diffusione delle idee e dei prodotti- comprese le arti- e dall’altra però provocando una sorta di globalizzato appiattimento delle idee. Non era facile sopravvivere a tutto questo, eppure gli After sono riusciti a farlo; non solo a rimanere in attività come moltissimi altri gruppi, ma a creare un genere, a porre ogni volta le fondamenta di un’innovazione, che consta di anni di studio incessante, di scelte, di tentativi, alcuni meno riusciti, altri assolutamente decisivi. Tutto questo si deve sicuramente al genio indiscusso di Manuel Agnelli, che non smette di creare e di cercare, ma anche ad un gruppo di musicisti che non si sono mai accomodati sugli allori della fama, ma hanno sempre sperimentato.
Lo spettacolo inizia con i brani storici, quelli che hanno consacrato il gruppo nell’Olimpo del rock.
“Strategie” a dispetto dei fan romani con il solito striscione “facce strateggie”!!
“Male di miele”, “Rapace”, sensuale e ipnotica.
“Verrò come un rapace a mutilare la pace dentro nel tuo cuore”, e da quando ci sono gli Afterhours non c’è davvero più pace nel cuore dei rockers.
La band alterna i brani più noti a quelli degli ultimi album, “Padania”, “Riprendere Berlino”, e una versione più dura di “Grande” dove la chitarra elettrica di Pilia accompagna quella acustica di Manuel, connotandola con le sue solite impronte acide.
Stesso palco di Marilyn Manson , 2 giorni dopo, soli 3 anni di età in più.
Giacca in pelle e fascino e grinta a 360 gradi, forse è la lingua che ne ha limitato il successo oltre i confini nazionali, ma l’aver scelto di cantare in italiano è sicuramente un merito. Nella musica, come nella vita si deve osare, e come lui stesso dice: “se avessi cantato in inglese sarei stato uno dei tanti. Cantando in italiano sono l’unico!“. È proprio così. Sono gli unici. Punto.
Su “Nè pani ne pesci” l’introduzione è troppo simile al brano di Zack Wilde.
Con “Ballate per piccole iene” sale Giorgio Prette, il batterista storico del gruppo, per un giusto omaggio a lui che ha fatto parte della band per quasi tutti i 30 anni.
Eh già, non c’è niente che sia per sempre. A vederlo sembra che il tempo non sia mai trascorso, anche se forse il passato ha lasciato il segno.
Bentornato Giorgio.
Agnelli interagisce al suo solito modo, ironico e riservato, e non si arrabbia più se il pubblico canta i suoi pezzi, anzi lo incita a farlo. L’uomo Manuel si è forse definitivamente liberato dalle sue paure. Uccidi ma non vuoi morire.
I mutamenti sono dei servi. E a proposito gli Afterhours rispolverano una “Germi” piuttosto heavy.
Prosegue la carrellata di brani che hanno segnato una generazione, forse ormai quasi due, compresi quelli più recenti, con luci colori e suoni che spaziano dal rock, allo sperimentale, al pop. Non esiste un genere “Afterhours” eppure il loro stile è inconfondibile, ha la sua impronta, anche se ogni brano è differente da un altro e ogni album lo è ancor di più.
E poi le incoerenze, le contraddizioni, le scelte.
Un spettacolo felice, festoso, senza divisi, ma con la soddisfazione e la consapevolezza di essere stati bravi.
È questa forse la formula che ha reso la band il riferimento di tutto un genere.

Se tanto mi da tanto, aspettiamo con felicità i prossimi 30 anni.

Liliana Montereale

Afterhours #30@Postepay sound Rock in Roma il 27-07-2017

Scaletta

“Strategie”
“Male di miele”
“Rapace” “Il sangue di Giuda”
“Il paese è reale”
“Riprendere Berlino”
“Padania”
“Germi”
“Grande”
“Non voglio ritrovare il tuo nome”
“Oggi”
“Né pani né pesci”
“L’odore della giacca di mio padre”
“Il mio popolo si fa”
“Costruire per distruggere”
“Tutto a domani”

“Ballata per la mia piccola iena”
“La sottile linea bianca”
“Voglio una pelle splendida”

“Ossigeno”
“È la fine più importante”
“La verità che ricordavo”
“1.9.9.6.”
“Bianca”
“Bungee jumping”

“Non è per sempre”
“Quello che non c’è”
“La sinfonia dei topi”
“Bye bye Bombay”

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