Becoming Animal @La Fine 9/4/2018 il report

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Becoming Animal @la fine

“A distant hand lifted”, album di intensità grandissima, eppure finché non lo si ascolta dal vivo non si arriva a comprendere del tutto la profondità e la necessità della solitudine e distanza per generare la voce, come voglia di trascendersi.

Io amo il dramma che Gordon Sharp e Massimo Pupillo mettono in me questa sera, il loro togliere le ancore da sicurezze e piacevolezze innocue, la voglia di rischiare tutto anche per un solo battito d’ali.

Il basso di Pupillo sembra parlare da altre dimensioni, solo così potrebbe giungere tanto trasformato, irriconoscibile. Uno spirito invocato, magari solo una nube in cui si spera di intravvedere una figura cercata, ma poi tuona e tuona e non sappiamo dire se ci ha risposto o se è stata un’illusione, se il nostro appello si perde in un’universo pieno di sé e privo di udito.

Gordon Sharp muove le mani come ali, quasi a mimare un sogno prima di poterlo dire a parole, un linguaggio primordiale dell’inesprimibile, a lanciare una fune dove poi la sua voce si inerpica e si inabissa.

Sono belli i musicisti che ci fronteggiano a pochi centimetri sul palco, ma è la bellezza dei percorsi interiori che esprimono a lasciare sempre stupiti e ammirati, trascendente perché si percepisce lanciata oltre i mezzi, le opportunità e i limiti contingenti che questa vita gli ha casualmente prestato.

Le vibrazioni dell’anima che cerca di sintonizzarsi con il tutto, la ruvidezza del suo strusciarsi contro la realtà, stasera per tutta la sera, una di quelle sere dove lasci una parte di te, e in cambio ti porti un seme di conoscenza, quella importante, quella che è un tutt’uno inseparabile con la bellezza.

Alessandra Dotto

(foto di Giacomo Elettrodo)

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