Bud Spencer Blues Explosion Vivi Muori Blues Ripeti nuovo disco e live

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Il duo del blues italiano

Dopo gli anni oscuri degli “smaniconi” in cui la chitarra si ergeva a palestra di atleti e di machismi velocistici, sembra essere il blues uno degli scenari da cui emerge una nuova generazione di chitarristi in grado di distinguersi per qualità artistica, sound, idee e feeling.

Personaggi come Roberto Luti, apostolo italiano del sound di New Orleans, ed Adriano Viterbini che nasce da una costola del North Mississippi Hill Country, si distinguono come nuovi interpreti di un blues fresco e rinnovato capace di dare nuove energie allo strumento a sei corde.

E il percorso contaminato dalle colline ma anche di Africa e di altre influenze terzomondiste aiutate anche dalla riscoperta del blues maliano e sahariano.

La formazione a due, chitarra e batteria, deriva anch’essa dall’esperienza delle North Hills dove, data la dispersione demografica, si è consolidata come e che è da tempo un modello imitato ormai a livello internazionale (vedasi The White Stripes e i Black Keys)
Lo sviluppo delle modalità di accompagnamento del cantato da parte dei batteristi e dei chitarristi in queste formazioni a duo è riuscito a rendere col tempo superflua la presenza del basso e di altri strumenti.

Attorno a questo modello nel 2007 Adriano Viterbini e Cesare Petulicchio formano la Bud Spencer Blues Explosion in una sintesi fra citazioni di punk blues elettrico (Jon Spencer a sua volta derivante dal grande R.L. Burnside) e di spaghetti western (Bud Spencer).

L’immediata attenzione concessa ai BSBE dal pubblico e dalla critica si consolida attorno ad un blues rock grezzo ed energico in cui emerge la tecnica chitarristica essenziale e innovativa di Adriano Viterbini, protagonista come solista di una serie di collaborazioni eccellenti (Bombino, Alessandro Cortini, Enzo Pietropaoli e vari altri)

La recensione del nuovo disco e tour

Presentato in un affollatissimo concerto a Roma al Monk Club il nuovo album “Vivi Muori Blues Ripeti” si presenta però come un nuovo capitolo del percorso sonoro dei BSBE.
E’ manifesta la volontà di inserirsi nel contesto italiano dell’indie rock attraverso una serie di brani frutto di un attento lavoro di studio prodotto Marco Fasolo, cantante dei Jennifer Gentle.

Gli arrangiamenti abbandonano infatti le strutture incentrate sullo schema a due in cui la chitarra è indotta a riempire tutte le bande di frequenza attraverso parti che devono compensare l’assenza di altri strumenti, di conseguenza anche dal vivo BSBE si presentano come quartetto.

Si tratta, quindi, di un nuovo corso dei BSBE che il pubblico, viste le reazioni durante il live, sembra recepire bene.

Nell’album l’inserimento di tastiere e di linee di basso elettroniche sposta l’attività strumentale di Viterbini, verso parti più essenziali caratterizzate da un uso estremo del fuzz che trasforma il suo suono in un’onda quadra più simile a un sintetizzatore, una consuetudine che sta contaminando il sound di molti dei chitarristi internazionali attenti alla sperimentazione.

I brani si appoggiano ad elementi melodici che si rifanno al patrimonio del blues, scanditi dal suono nasale e innaturale della chitarra fuzzata, e da un cocktail stilistico che condensa alternative rock, elettronica, blues e musica folk terzomondista.

Significativa è l’adozione dei testi in italiano scritti in collaborazione con Umberto Maria Giardini, Davide Toffolo e Andrea degli Otto Ohm. Questa scelta palesa una maggiore focalizzazione sul pubblico nazionale, una virata che rende indispensabile l’elaborazione di una narrazione nella quale il pubblico possa identificarsi ed è stata oculata la decisione di rivolgersi alla collaborazione con autori provenienti dall’universo indie.

Vivi Muori Blues Ripeti” è un disco che riesce a tenere insieme le sue diverse componenti e diviene un bridge efficace fra il vecchio corso della band e le sue possibilità future.
Nel panorama rock italiano è un prodotto unico, che sfrutta in modo innovativo gli elementi tradizionali e che valorizza il virtuosismo strumentale dei musicisti senza diventare un tormentone per sparanote.

L’uso dell’elettronica è dosato, non è particolarmente innovativo, ma essendo funzionale all’arrangiamento dei brani diventa un tassello gradevole e funzionale alla creazione di un suono dal sapore contemporaneo.

Le canzoni, essendo quindi frutto di una contaminazione fra componenti diverse, riescono a raggiungere differenti segmenti di pubblico e l’impatto energetico di chitarra e batteria resta ancora dirompente anche dal vivo, pur nella presenza di due nuove strumenti.
Per quanto ormai distante dai parametri tradizionali del blues il nuovo suono di BSBE mantiene una componente di originalità che gli permette l’esistenza anche nel nuovo ecosistema considerando il sold out delle date del tour italiano.

Alex “Amptek” Marenga