Carmen Consoli a Roma il 12 Aprile 2015 Il report del concerto

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La “cantatessa” è tornata! Era questo che si leggeva negli occhi dei numerosi fans di Carmen Consoli, al termine della tappa romana del suo tour nei palasport.

Dopo una pausa di alcuni anni, l’artista siciliana è ritornata con un nuovo disco e, da qualche giorno, è impegnata in un tour che, dopo la “data zero” nelle Marche , la porterà in giro per l’Italia per tutto il mese di Aprile, ma, soprattutto, ha rispolverato la sua Fender rosa ed è ritornata al suo vecchio amore: il rock.

Su un palco che ricorda una cassa armonica, la Consoli si presenta con una band essenziale e completamente nuova, eccezion fatta per l’amico di sempre, quel Massimo Roccaforte che l’accompagna da sempre alla chitarra. Una sessione ritmica tutta al femminile, Luciana Luccini al basso e Fiamma Cardani alla batteria, e le tastiere affidate a Roberto Procaccini.

La prima parte del concerto è tiratissimo, una cavalcata rock che inizia con un brano dell’ultimo album, “La signora del quinto piano” (forse il primo esempio di “prequel” della storia musicale, visto che in questa canzone viene presentata Matilde, il personaggio di una canzone, “Matilde odiava i gatti” appunto, del 2002) e, attraverso continui flashbacks e flashforwards, ripercorre l’intera discografia della Consoli.

Parla poco, la “cantantessa”, preferisce che siano i personaggi (quasi sempre donne) delle sue canzoni, a parlare per lei; scherza con il suo pubblico, dice che riesce a fare una sola cosa per volta, e piuttosto che parlare, preferisce cantare. Concede pochi strappi a questa “regola”, quando introduce “Esercito silente”, un brano tratto dal suo ultimo album (“L’abitudine di tornare”) dedicato a Palermo, lo fa prendendo in prestito le parole di un suo grande conterraneo, Peppino Impastato, mentre parafrasa Battiato e i suoi “festini con delle belle ragazze” per introdurre “AAA cercasi”.

Tra continui cambi di chitarre, la Consoli manda in visibilio il suo pubblico andando a ripescare i brani più “tosti” del suo repertorio, da “Per niente stanca”, a “Sentivo l’odore” passando per “Geisha”.

Nella parte centrale del concerto si riprende fiato. La Consoli imbraccia la chitarra acustica, si avvicina al pubblico e, a voler sottolineare la chiave intimista di questa parentesi, alle sue spalle cala un sipario che copre tutto il palco.

Chitarra e voce, la Consoli infila una dietro l’altra “Blunotte”, “In bianco e nero” e “L’ultimo bacio”. Nel frattempo, alle sue spalle, dietro il sipario, si ricompone la band che la accompagna per “Autunno dolciastro”, sulle prime note di “Parole di burro”, poi, il sipario si rialza.

Il concerto si chiude con le atmosfere elettro-pop di “Sintonia imperfetta” per riaprirsi, dopo la solita pantomima, con la canzone, presente nell’ultimo album, dedicata al figlio della Consoli, “Questa piccola magia”.

Un’altra piccola magia avviene nel brano successivo, quando la Consoli chiama sul palco un amico, del quale era fan da piccola, e per il quale, ora, si trova a vestire i panni della produttrice. Sale sul palco Luca Madonia, co-leader, insieme a Mario Venuti, dei Denovo, storica band catanese degli anni ’80. Insieme eseguono un vecchio brano proprio dei Denovo, “Grida”, poi, accompagnati dalla band, ripetono il duetto proposto a Sanremo, quando la Consoli cantò “L’alieno” insieme a Madonia e Battiato nell’edizione del 2011 del festival.

La chiusura del concerto è un salto ancora più indietro nel tempo, dopo “Confusa e felice”, la Consoli saluta il pubblico con “Amore di plastica”, la canzone, scritta insieme a Mario Venuti, che apriva il suo primo disco, “Due parole”, del ’96.

La “cantantessa” è tornata, lei dice di sentirsi una vecchietta, ma la voglia di suonare a noi è sembrata ancora quella della ragazzina che, neanche maggiorenne, si esibiva nei locali di Catania agli inizi degli anni ’90.

Marco Medaglia (articolo e foto)