Covenant live, il report

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Venti anni sono trascorsi da quando i Covenant hanno fatto il loro ingresso nella scena musicale con il loro primo album Dreams of Cryotank

e ne sono passati poco più di tre dalla loro ultima apparizione nella nostra città, quando nel febbraio del 2011 si esibirono al Qube di Via di Portonaccio davanti ad una notevole quantità di gente. Questa volta viene scelto il BlackOut di Via Casilina, in una serata particolarmente primaverile quanto a temperatura, ed anche questa volta il locale è pieno di persone giunte per sentire Eskil Simonsson e soci. L’esibizione del gruppo svedese è introdotta da quella degli Halo Effect, formazione romana attiva dal 2001, che per la serata ha preparato una scaletta principalmente tratta da Recoding, ultimo album studio uscito alla fine del 2012, con un paio di brani del precedente TheFourth Zone ed una azzeccatissima cover di Radioactivity dei Kraftwerk. Insomma, la serata si preannuncia ottima e la conferma arriva quando salgono sul palco i Covenant.

La prima cosa che salta subito all’occhio è la diversa line-up rispetto all’ultimo concerto di Roma al Qube, nel quale erano ancora presenti Joakim Montelius e Daniel Myer. L’apertura, infatti, è affidata a Daniel Jonasson, con la sua voce fortemente manipolata dagli effetti, e al nuovo membro Andreas Catjar, che per tutta la serata arricchisce il sound della band con richiami ambient molto pregevoli. Dopo qualche minuto, atteso dalla moltitudine di fan danzanti, ecco sul palco il leader e cantante Eskil Simonsson, uomo dall’apparenza algida ma dalle movenze al tempo stesso irrequiete e passionali, famoso per la sua voce, tenebrosa e baritonale, e per il suo abbigliamento sempre impeccabile (questa volta in camicia bianca e cravatta sottile nera) e il cui entusiasmo trascina il pubblico per circa due ore di concerto. Canta, urla e si lascia andare in frasi ad effetto che, oltre a coinvolgere il pubblico, hanno la funzione di introdurre i brani. E nessuno resta scontento, perché a comporre la scaletta ci sono sia brani estratti dall’ultimo album Leaving Babylon che pezzi degli album precedenti; ne esce fuori un concerto che alterna potenti cavalcate sintetiche ad intensi momenti introspettivi, tinte industrial e richiami synth-pop ad elementi gotici ed ambient; il tutto è fuso in una maniera decisamente armonica, senza cali, senza che venga mai persa quell’eleganza oscura (in linea con l’abbigliamento delle loro serate) che da sempre caratterizza la formazione svedese. L’atmosfera si impregna così di suoni cupi e penetranti, bassi potenti e a tratti invadenti, accompagnati da luci taglienti come lame ed il fumo che la macchina posta dietro il pubblico spara con una precisa cadenza ritmica avvolgendo la sala in una nebbia mistica e decadente.

Un gran bel concerto con il quale i Covenant confermano di essere senza dubbio una delle più grandi band della loro corrente. E chi da quelle sonorità non si è distaccato neanche a fine concerto, continuando a ballare nella sala 2 del BlackOut durante l’after party di Synthetica, è stato ricompensato dall’inaspettata e altrettanto gradita presenza degli svedesi alla consolle. Ottimo modo per concludere la serata!

 

Black Out
12 aprile 2014

 

Francesco Di Giugno