Da Bologna i So Beast la recensione di Fit Unformal

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So Beast “Fit Unformal”, 2019
LABELS: Oh Dear records, U-bac, UR suoni, Music for nobody

Caratteristica di questo duo formatosi a Bologna (ma di provenienza internazionale e mista da cittadini del mondo) è un’aggressività positiva, una spinta dinamica che è vitalità selvaggia, ma nutrita di tanto approfondimento e lavoro, appassionato e instancabile, e in questo secondo lavoro in studio si sente fin dai primi brani come “Fuzzlight”.

La libertà compositiva fa passare molta emotività e colore, sorprende spesso nel dialogo serrato tra le voci e gli strumenti (a volte si affaccia solo per qualche chiaroscuro anche la voce di Michele Quadri, solitamente alle percussioni e alla chitarra) come nelle cadenze underground di “Street Selector”.

il misto tra pianoforte classico, chitarra ed elettronica e la voce da folletto senza età di Katarina Poklepovic sono come frammenti postapocalittici che fluttuano nel vento, assumendo forme impreviste ma con una loro struttura, pur precaria e sfuggente.

Un noise più audace si insinua in brani come Polar Magnet, anche se resta sempre in primo piano la voce, a volte uno strumento musicale tra gli altri, altre volte più al servizio del testo come prosa narrante. Temi importanti come l’identità e la libertà sembrano emergere dal mare di parole dall’aria molto quotidiana, come una complessità colta attraverso schizzi di colore, vissuta e tracciata sulla propria pelle.

Il suono è spesso grezzo, quasi stradaiolo, ma gli arpeggi vertiginosi del pianoforte stanno sempre a ricordare che non ci sono limiti tecnici ma semplicemente una scelta di essere diretti, con gli spigoli di fuori senza paracolpi estetizzanti.

Passando attraverso l’orgia di suoni di “Summer Steam”, la cosmogonia onirica di “Supernatural” e il rumorismo percussivo e vagamente orientaleggiante di “Beastride”, arrivo a pensare che i nove brani non sono degli oggetti, quanto piuttosto delle evocazioni, dei sogni, sono l’alito e l’anelito delle forze della natura mediate dal corpo, dalla voce e dagli strumenti costruiti dagli umani.
Sono il punto di confine tra corpo e parole, dove attinge forza il simbolico, sono i tatuaggi dei neo-primitivi, i mulinelli di vento che spazzano la quadratura delle strade di città.

I So Beast sono tra l’altro in tour in questo periodo e a Roma si potranno ascoltare dal vivo il 17 maggio al Klang.

Alessandra Dotto