Fabi Silvestri Gazzè visti dal vivo a Rock in Roma

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“Non potevamo non finire dove tutto è iniziato: Roma”, queste le prima parole di un visibilmente emozionato Daniele Silvestri, quasi a “giustificarsi” per non aver mantenuto la promessa di chiudere l’avventura in trio col concerto di Verona. Perché si sapeva sin dall’inizio (erano stati molto chiari su questo) che questo tratto di strada percorso a braccetto dai tre cantautori romani avrebbe avuto una fine.

La fine si è celebrata lo scorso 30 luglio, con una straordinaria festa alla presenza di oltre 20.000 invitati tenutasi all’ippodromo di Capannelle, nell’ambito del Postepay Rock in Roma.

Come tutto sia nato, è ormai stranoto a tutti, noi di Romasuona eravamo presenti quel giorno di settembre quando i tre presentarono il loro disco (leggi recensione QUI)

L’atmosfera che si respira, sin dal pomeriggio, intorno all’Ippodromo di Via Appia è, effettivamente, quello di una grande festa. I fans sono tristi perché questa “avventura” celebra il suo capitolo conclusivo, ma non hanno nessuna intenzione di rovinarsi la serata con inutili nostalgie, tanto sono sicuri che i tre continueranno ad incrociare le loro strade in altri modi, e in cuor loro cullano comunque la speranza che, prima o poi, l’esperimento venga ripetuto. In ogni caso, da domani ritorneranno a seguire i loro beniamini singolarmente, con la ricchezza di aver conosciuto altri due artisti e aver trasformato sconosciuti in nuovi amici: questa è la straordinaria potenza della “transenna secca”.

C’è tanta gente intorno all’Ippodromo, ma c’è una fila, in particolare, che va raccontata.
Facciamo un passo indietro.
Il concerto del trio all’Arena di Verona, come già detto, sarebbe dovuto essere il degno finale del percorso. Poi, per vari motivi, è saltata fuori la data del 30 luglio a Roma.
Ordinaria amministrazione, si direbbe. Se non fosse che Fabi, Silvestri e Gazzè (e, ovviamente, il loro management, con la fondamentale complicità degli organizzatori del Rock in Roma) hanno voluto dare ai loro fans un segno tangibile della loro gratitudine e un forte segnale di coerenza (parola sconosciuta nell’ambiente) e così, hanno deciso di regalare il biglietto per assistere al concerto del 30 luglio a tutti quelli che avevano acquistato il biglietto per l’Arena di Verona, convinti che fosse l’ultima occasione per vederli insieme sul palco.
Il regalo è stato apprezzato da tantissimi, e la fila per convertire il biglietto era indubbiamente quella più lunga (seconda solo a quella, incomprensibile per chi scrive, per convertire il denaro in “token” per poter acquistare cibo e bevande all’interno dell’Ippodromo).

Una volta sopravvissuti alle file e superato il percorso ad ostacoli per raggiungere il palco, il premio è una folla enorme, coloratissima, eterogenea e allegra.

Con abbondante ritardo, poco dopo le 22, i tre fanno il loro ingresso sul palco, accolti da una vera e propria ovazione. Attaccano subito con “Alzo le mani”, la prima canzone scritta insieme, la traccia che apre il disco e prima canzone in scaletta in tutti i concerti che i tre hanno tenuto in questo anno di percorso comune.
I tre sono soli sul palco. Fabi alla chitarra, Gazzè con l’inseparabile basso e Silvestri al pianoforte, ma il coro del pubblico, che da qui in poi canterà all’unisono ogni singola parola di tutte le canzoni in scaletta, li sostiene manco fosse un’orchestra di 100 elementi.

Sul ritornello del brano, va in scena la coreografia organizzata dal fan club di Silvestri, “I Testardi”, che, sparsi tra il pubblico, agitano delle graziose manine di cartoncino colorato.

Alla fine del brano, è Silvestri a prendere la parola. Spiega che il concerto è stato pensato come una enorme festa, per ringraziare il loro pubblico e per dare una degna conclusione ad un anno straordinario e spiega che hanno deciso di iniziare il concerto così come è iniziato tutto: solo loro tre eseguendo le prime due canzoni che hanno scritto insieme, e attaccano con la canzone forse più rappresentativa dell’album, “Life is sweet”.

Dopodiché, spazio ai singoli repertori, con tre pezzi in fila rappresentativi delle diverse caratteristiche stilistiche dei tre, si inizia con l’eterea “Sirio è sparita”, brano presente nell’album d’esordio di Gazzè, per passare all’autobiografica “Una buona idea” di Fabi e concludere con la “leggerezza pensosa” de Il flamenco della doccia di Silvestri, sul cui finale fa il suo ingresso la band al completo, presentata da Gazzè come “…i nostri migliori amici, che sono anche i nostri migliori musicisti”. Sulla prima affermazione, non abbiamo modo (né diritto) di argomentare, ci sentiamo invece di sposare la seconda, perché di musicisti davvero notevoli si tratta: a partire da tre storici collaboratori di Silvestri, e cioè il monumentale (in tutti i sensi) Jose Ramòn Carvalho alle percussioni e ai fiati, Gianluca Misiti alle tastiere e Piero Monterisi alla batteria. Alle chitarre elettriche e slide uno dei principali responsabili del sound degli ultimi lavori di Fabi, Roberto Angelini. Completano la band Adriano Viterbini, chitarrista dei Bud Spencer Blues Explosion e il polistrumentista Max Dedo.

Con la band al completo, il concerto ingrana la marcia e, nonostante Gazzè sostenga di sentire diverse “stecche”, che per Fabi altro non sono che “scelte alternative alla nota giusta”, l’atmosfera che si crea sul palco, che trasuda amicizia e, soprattutto, complicità, lascia passare in secondo piano tutte gli eventuali (e inevitabili, ché se volete la perfezione, ascoltatevi il CD!) errori.

La scaletta alterna i brani del disco dei tre e le incrocia con pezzi dei singoli repertori, costringendo i tre a delle scelte che, obbligatoriamente, sacrificano alcuni brani a vantaggio di altri, e così se brani come “Vento d’estate” e “Il mio nemico” sono irrinunciabili, altri capisaldi come “L’uomo più furbo”, “Dica” e “Le cose in comune”, vengono relegate in un match-medley in coda a L’avversario.

I repertori dei tre spaziano tra generi diversi, tanto da rendere impossibile rinchiuderli in un genere unico e se l’ironia è uno degli elementi distintivi soprattutto della produzione di Gazzè e Silvestri, sanno assolutamente dare prova di altissima sensibilità e così, quando già il concerto sembrava aver preso una strada ben precisa, ecco che i tre spiazzano tutti infilando, una dietro l’altra, i 3 brani probabilmente più autobiografici, introspettivi e poetici delle loro discografie: “Mentre dormi”, con uno struggente inizio affidato a Niccolò Fabi, “Costruire”, con la strofa finale affidata e Silvestri, e “L’autostrada”, uno dei pezzi più ispirati di quest’ultimo. Dispiace un po’ che questo momento di altissimo pathos, venga “demolito” dalla cover di “Corazon espinado”, che parte sulle ultime note de “L’autostrada” e cantata dalla possente voce di Ramòn.

I tre si dividono (abbastanza) equamente la scaletta, incasellando i loro pezzi più orecchiabili, con l’immancabile “Testardo”, e il liberatorio insulto gridato dal pubblico. Sulle note di “Salirò”, si chiude il concerto. Pochi minuti di pausa e sul palco ricompare il solo Silvestri che, accompagnandosi col piano, attacca “Sornione”. Lo raggiunge subito dopo Fabi, per una versione completamente riarrangiata del pezzo che i due avevano inciso nel 2011. Indubbiamente uno dei momenti più belli del live.

Rientra Gazzè accompagnato dalla band per i fuochi d’artificio finali, che si concludono con il boato della folla su “Cohiba”.

I tre salutano nuovamente, per poi rientrare per il pezzo conclusivo, quello che da il nome all’album, “Il padrone della festa”.

Questa volta, è finita davvero. Il momento dei saluti è interminabile, spuntano parecchie lacrimucce, anche se l’atmosfera continua ad essere assolutamente festosa.

Cala il sipario sul concerto, che resterà sicuramente nella storia di questa manifestazione, e cala il sipario sul progetto “Fabi Silvestri Gazzè”, che invece resterà sicuramente nella storia musicale di questo paese.

Marco Medaglia

 

Scaletta

Alzo le mani
Life is sweet
Sirio è sparita
Una buona idea
Il flamenco della doccia
L’amore non esiste
Come mi pare
Ma che discorsi
E’ Non è
Il solito sesso
Vento d’estate
Il mio nemico
L’avversario + Annina, Rosso, L’uomo più furbo, Dica, Le cose in comune
Mente dormi
Costruire
L’autostrada
Corazon espinado
Capelli-Occhi da orientale-Il timido ubriaco
Cara Valentina
Il negozio di antiquariato
Testardo
La favola di Adamo ed Eva
Lasciarsi un giorno a Roma
Salirò

-Pausa-

Sornione
Una musica può fare
Gino e l’alfetta
Sotto casa
Cohiba

-Bis-

Il padrone della festa