Giona e Lags live at Alvarado Street 4 marzo 2016

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Giona e Lags live

I Giona salgono sul palco dopo una vittoriosa partita della Roma, e la mia ipotesi che i relativi festeggiamenti avrebbero a lungo distratto dal concerto viene subito smentita,

perché in breve la sala si popola di un giovane pubblico attento e già in parte evidentemente affezionato.
La band suona basso, batteria e chitarra-voce, con liriche in italiano intimistiche, producendo un originale punk che sembra mostrare in trasparenza strati di shoegaze se non perfino cantautorato. Forse anche per colpa dell’acustica non perfetta, il risultato di suoni più definiti e allo stesso tempo tra loro più compatti nella performance sembra richiedere ancora lavoro, comunque è evidente che il significato e l’autenticità di quello che comunicano arriva e tiene agganciato il pubblico, che è tutt’uno con loro fino alla fine. Nel frattempo, con lo spirito di più schietto divertimento che caratterizza la serata fin dall’inizio, i LAGS ballano sotto al palco, incitano i Giona e cantano le loro canzoni.
Per quanto mi riguarda mi riprometto di approfondire la loro produzione (è uscito nel 2015 l’album “Per tutti i giovani tristi “), perché non avendo ascoltato nulla in precedenza non so dire molto di più da questo breve opening.
Già diverse volte, invece, avevo ascoltato l’album “Pilot” dei LAGS, del quale mi aveva colpito il contrasto tra la violenza hardcore e la melodicità della voce, ricevendone una sensazione di magma sempre in movimento e inafferrabile, obliquo, scivoloso, di una bellezza quasi lancinante.
I LAGS salgono sul palco quindi, e la sala che durante il cambio palco si era svuotata si riempie ancora più di prima. I brani di Pilot si succedono con grande energia e una sintona con il pubblico che non richiede grandi presentazioni, la batteria pesta come una macchina implacabile, le chitarre si intrecciano e si scontrano facendo scintille fondendosi, contaminandosi, tornando a distanziarsi, il basso fa da cinghia di trasmissione a cui non sfugge nulla di questo ingranaggio tagliente e ben oliato, per quanto la voce si sollevi e ribelli e dibatta, la voce dell’individuo che urla “lìberati!”, e lo dice a un “tu” e a se stesso come volutamente unendo e confondendo i due, raramente diventando un “noi” con i cori, che tuttavia dal vivo rispetto al disco mi sono sembrati più presenti e forti nel fare talvolta muri compatti di presenze.
Tutt’altro che “spaccherebbero se non fossero monotoni” (come non so perché sono stati descritti a seguito di un precedente live), i LAGS spaccano e non sono affatto monotoni, cosa che rischierebbero forse solo se tentassero di replicare didascalicamente il loro bellissimo lavoro in studio.
Ma evidentemente così non è, anche dopo molti ascolti del disco ho comunque trovato il live sorprendente, con alcuni picchi che mi hanno colpito particolarmente, come l’acuminato e allucinato impatto di “Queen bee” e la carica irresistibile di “The stream”, che si sono fatte notare molto più che sul disco.
La band è evidentemente disponibile a farsi “attraversare” dalla propria creatura, vederla trasformarsi e crescere senza troppe ansie di controllo che li renderebbero magari impeccabili ma prevedibili. Non vedo l’ora di rimettere alla prova le mie impressioni in occasione dei prossimi live.

Alessandra Battaglini