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Greta Panettieri_Roma 16/11/2017
22 novembre 2017

Greta Panettieri @Auditorium Roma 16/11/2017 il report

Vidi per la prima volta dal vivo Greta Panettieri come guest in un concerto di Gegè Telesforo, accadeva diversi anni fa, credo fosse appena tornata dagli Stati Uniti.


Quella ragazza aveva grinta e una gran bella voce. Nel corso degli anni ho seguito con interesse il suo percorso artistico e formativo, ho constatato un evoluzione artistica davvero fuori dal comune e il passaggio da ottima vocalist, ad artista di spessore internazionale.

Il concerto di giovedì 16 novembre all’Auditorium di Roma, non ha fatto altro che confermare le mie impressioni.
Greta Panettieri si presenta sul palco con un quartetto decisamente agguerrito e che da subito non lascia spazio a fraintendimenti.

Diciamo che non è il classico quartetto jazz, o meglio, in teoria è un quartetto jazz ma, nel corso della serata scoprirò che la china che prenderà sarà di quelle che non ti aspetti.
Greta inizia il set in maniera sorniona e quasi sommessa; con “Shattered” scalda la voce che nel corso del live diviene quasi ulanica, aggressiva, imponente.

Il concerto è un avvicendarsi di accadimenti che potrei definire terapeutici per le mie orecchie, un catecumenato che in questo caso precede una svolta a dir poco pagana; la china diviene ardita, i musicisti passano da un tranquillo set proto/jazz ad un vero e proprio assalto sperimentale alla baionetta, dove Greta Panettieri è un capitano che, lancia in resta, comanda la carica con Parole Parole, I’m Loving You fino a giungere all’omaggio a David Bowie con Life On Mars.

Greta gigioneggia, e con la sua voce modella canzoni come uno scultore fa con la creta; rinzela, sussurra e grida, mentre il quartetto, come fosse in un talamo, sfodera quel che non ti aspetti gettandosi a capofitto in una serie di voli sperimentali che partono da Andrea Sammartino alle tastiere, per poi finire in mano al batterista che frattura e ricompone brani e temi, come farebbe un maniscalco d’altri tempi.

Non sono da meno l’apparente anacoreta Daniele Mecarelli al basso, che sminuzza con semplicità i bit delle canzoni, dilaga invece Cristiano Arcelli al sax che diviene una sorta di dispulvio tra l’unicità della irrefrenabile voce, e la sezione ritmica che si spinge ai limiti del sistema solare.

Esagera, e a tratti dilaga la batteria di Alessandro Paternesi, mentre Andrea Sammartino schiva i colpi, e con la tastiera che gli fa da scudo, rilancia come se avesse un poker di donne; ma la donna in questa partita è una sola ed è in grado di battere anche la scala reale che i quattro hanno messo insieme barando, nel chimerico tentativo di vincere la mano.

Il piatto è ricco, sul tavolo una montagna di fiches che Greta Panettieri, grazie ad una monumentale “Brava Brava” di Mina si porta via lasciando tutti con le carte in mano. Una versione quella di Greta davvero ardita, si perchè sono poche le artiste che rischiano su una canzone così difficile, canzone inarrivabile e per pochissime ugole.
Il concerto si chiude con la splendida “Oppure No” dove viene coinvolto il pubblico a cantare. Finalone degno di un calcio di rigore al novantesimo.

Qualche mese prima di questo concerto in quartetto, l’ho vista cantare con l’orchestra, il concerto è stato avvincente. Oggi in quartetto è stata perfetta. Secondo me potrebbe cantare anche con me ai bonghi, farebbe comunque una gran bella figura.

Prince Faster

Set list

Shattered

Less is more

Non ci giureri

Parole parole

I’m in love

Life on mars

Pensamento feliz

Guessing and Surmising

Soli

Don’t Know

Brava

Bis

Oppure No

 

Greta Panettieri_Roma 16/11/2017

Greta Panettieri_Roma 16/11/2017

 

Greta Panettieri_Roma 16/11/2017

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