Halo Effect il nuovo album si chiama Shout la recensione

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L’effetto alone è un bias cognitivo per il quale la percezione di un tratto è influenzata dalla percezione di uno o più tratti dell’individuo o dell’oggetto. Un esempio è giudicare intelligente, a prima vista, un individuo di bell’aspetto quando magari nella realtà è l’esatto contrario.

Altro esempio applicato alla musica ma in senso inverso, può essere quello di giudicare con poca attenzione un progetto nato come tribute band dei Depeche Mode (che si sentono ancora nella scrittura dei nostri) ed altri, ma cresciuta fino a trovare una propria identità con una percezione sonora piuttosto personale.

Insieme dal 2001, John Andrew Peverieri, Alessandro Polinori e Marco Cattani, dopo il feedback del tutto positivo ottenuto con l’album “Life Is Perfect”, la trilogia di remake “Life Is Remixed” ed il recente singolo tributo sperimentale” A Mode To Cure “, tornano sul mercato con “Shout” il nuovo album, pop sintetico-futuristico, ricco di elementi EBM/darkwave, in cui ritmo e melodia si sposano perfettamente in quasi tutto il percorso uditivo.

Il nuovo lavoro include undici tracce prodotte da Rob Early, la mente del famoso gruppo Retrogramme di Washington DC. “Shout” rappresenta sicuramente un passo avanti per la presa di coscienza di un gruppo che sta diventando sempre più maturo e prolifico.

Halo Effect vince quando modernità e reminiscenze 80’s vanno di pari passo e si fondono in una amalgama di note fino a diventare un nuovo nucleo originale, “Let the stars can shine away” e “ Love is black” ne sono le esemplificazione più alte. Da segnalare anche “We’ll met again for the last dance” e “The innocence” delizie da dance floor insieme a “I never meant to hurt” ballad sospesa tra passato e presente.

Nota di merito per “Just beyond the fall from grace”, cavalcata onirica su valli sonore inaccessibili ai più.

Elisabetta Laurini