Holiday Inn esce Torbido ascolta e leggi la recensione

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Holiday Inn_Torbido

Masticati diversi anni di serpeggiante leggenda semi-sotterranea, intrecciata ineffabilmente anche alle sorti e sortite degli altri progetti di Gabor e Bob Jr. (specie ultimamente i Metro Crowd e i Trans Upper Egypt), gli Holiday Inn sono usciti con il loro primo full-lenght, con lo stessa nonchalance con cui ti mandano knockout quando salgono sui palchi live.

Torbido è pubblicato in collaborazione tra Avant! records e Maple Death records, e la cupa e gelida ossessione che lo pervade afferra subito alla gola con “She”.

Più punk di carica e di provocazione la seconda “Dirty town”. Sul tappeto dalle trame corrose steso da Bob con synth e drum machine, la voce di Gabor getta sempre nuovo acido, declinato in tutte le colorazioni che possono scaturire dalle reazioni chimiche tra i due, sempre per tornare a immergersi nel lago nero da cui sgorgano, capace di liquefare ogni miraggio come in “Black sun” ad esempio, melmosa, una spiaggia e un orizzonte di pece.

Qualcosa di più melodico fa capolino con “I don’t want to die (I’m going to kill you)”, ma cantilenante come certi temi di film psycho-horror, e come nelle più angoscianti e vischiose di queste storie sembra alludere all’ambivalenza dei sentimenti e soprattutto dei legami.

La stortissima “The closer I get”, fa pensare a come la vicinanza talvolta possa deformare dolorosamente, qualcosa di simile a quello che scriveva Alda Merini “mi sveglio in forma, e mi deformo attraverso gli altri”.

I ritmi tornano a salire con la splendida “Feel Free! (feat. D.a.P.”, un manifesto irresistibile di resistenza underground e, dopo l’allucinata “They wanted it”, la schizzata, rumoristica, caotica “No speaking” anche questa una delle mie preferite per quanto la scelta sia davvero difficile.

Si arriva cosí, scossi e graffiati, fino al funereo pulsare della title-track, una marcia nebbiosa e gelida.

Non è facile scrivere su qualcosa di cosí diretto e di impatto, qualsiasi parola travisa e curva invece di arrivare dritta al punto. Se vogliamo aiutarci col già conosciuto potremmo suggerire i Suicide, ma con la voce e il modo di stare sul palco di John Lydon. Però, come dire, di Roma est, e non in senso limitante, proprio necessariamente scaturito dalla stessa eredità che era nelle nostre carni, nella memoria corporea che subito si riconosce e aggancia.

Il coinvolgimento, l’esaltazione, sono inevitabili, lo spettacolo delirante è assicurato, la provocazione e la scomodità proprio quelle che mancavano.

Il release party al Fanfulla il 24 aprile scorso ha visto i nostri in un bagno di folla di altri tempi, anche perché già molte voci positive stavano girando sin dalla pre-release comparsa su The Wire.

E anche se ribadisco che li ritengo indescrivibili, e sentendomi limitata nel vocabolario nel farlo (magari uno meno educato del mio ci riuscirebbe meglio), volevo dirvi che gli Holiday Inn sono in circolazione, quindi non perdeteli.

Holiday Inn “Torbido”, April 2018, Maple Death Records/ Avant!Recods

Alessandra Dotto

Track List:

1.She
2.Dirty Town
3.The Closer I Get
4.I Don’t Want To Die Alone (I’m Going To Kill You)
5.Black Sun
6.Feel Free! (feat D.a.P.)
7.They Wanted It
8.No Speaking
9.Torbido