I cantautori romani parte 1: dal 1250 al 1977

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De Gregori Venditti

Questo articolo originariamente doveva essere una semplice selezione storica dei cantautori romani dagli anni settanta ad oggi suddivisa per decadi.

Nel corso di stesura le cose sono cambiate ed è diventato qualcosa di più di una semplice lista di brani piazzati un po a caso.

Ho sempre amato la canzone romana e l’ho sempre trasmessa alla radio durante le mie programmazioni e sopratutto in tempi non sospetti, quando, moltissimi ascoltatori ma sopratutto molti musicisti storcevano parecchio il naso; erano gli anni ottanta/novanta, però non mi sono mai fermato nonostante le tante critiche.

Trasmettevo Gabriella Ferri, così come trasmettevo Renzo Renzetti e molti altri, cercando inoltre di raccontare la storia della canzone romana attraverso le sabbie mobili del tempo, cercavo di recuperare quelle radici che in molte altre regioni erano e sono tutt’ora un vero e proprio preziosissimo patrimonio.

Come sempre il tempo è galantuomo e alla fine mi ha dato ragione; oggi molti musicisti hanno recuperato quel retaggio rendendolo attuale.

Che volete che vi dica, sono le piccole soddisfazioni che rendono la vita radiofonica più lieta.

Non sono uno storico, sono semplicemente un appassionato di musica, anche di quella della mia città, la amo al punto che ho deciso di fare questo piccolo portale.

Ovviamente non poteva mancare una piccola cronistoria sulla canzone, e sui cantautori romani.

Questa è solo una prima parte con tutti i limiti e le mancanze del caso, ma spero renda giustizia alla nostra storia, alla nostra cultura e alle nostre radici romane.

Buona lettura

Prince Faster

I cantautori romani parte 1: dal 1250 al 1977

Quando si parla di Roma e della canzone romana, la prima figura che viene in mente è senza dubbio Trilussa o il Belli, poi Ettore Petrolini e poi ancora gli stornellatori, principalmente quelli “moderni”, dal grande Alvaro Amici, a Renzo Renzetti, Armandino, Vittorio Alescio o meglio ancora Giorgio Onorato.

Gli storici affermano che il canto a stornello nasce a Roma nel XIII secolo, più precisamente tra il 1250 ed il 1300.

I primi stornelli altro non sono che parole e filastrocche improvvisate, erano per lo più motivetti campagnoli o storie dei “borghi” romani che nel corso degli anni subirono diverse evoluzioni, fino a diventare veri e propri racconti che verranno poi tramandati da generazione in generazione.

Esempio di brano del XIII secolo

 

Il primo a recuperare la canzone a stornello fu Romolo Balzani e fu proprio lui ad incidere per la prima volta su un microsolco a 78 giri una canzone a stornello dal titolo “Stornellata Romana”, era il 1929, ma Romoletto scrisse anche la sempiterna Barcarolo Romano

Romolo Balzani fu il più grande cantore della romanità. All’epoca vinse diverse edizioni del Festival della Canzone Romana di San Giovanni; il festival nasce nel 1891, ci fu una due giorni che si tenne il 23 e il 24 giugno in una osteria romana fuori porta, l’osteria Faccia Fresca.

L’osteria Faccia Fresca era fuori porta, cioè fuori dalla porta di San Giovanni per cui (all’epoca) in aperta campagna.

Nel 1934 Cherubini e Di Lazzaro sfornarono un capolavoro come Chitarra Romana e Quanto sei bella Roma, la seconda ebbe un’interprete d’eccezione in Anna Magnani

Claudio Villa nel 1947 incise il rarissimo 78 giri dal titolo “Stornelli romani a dispetto”

Un altra figura che viene in mente quando si parla della canzone romana è Gabriella Ferri; poi si passa immediatamente a Renato Rascel, Lando Fiorini, Franco Califano fino ad arrivare alla canzone così detta d’autore.

Tra i primi a riconquistare e “mediare” il dialetto romanesco con la canzone d’autore è stato con tutta probabilità Antonello Venditti, indimenticabile è Roma Capoccia da “Theorius Campus”, disco inciso in coppia con Francesco De Gregori nel 1972, prima di lui, e prima dell’ondata dei cantautori, in tutta Italia e quindi anche a Roma impazzavano i gruppi beat, a Roma suonavano gli Apostoli, i Randagi, i Vietcong, i Teuladini, i Selvaggi, le Ombre, gli Agnelli e via dicendo.

Con la fine dell’ondata beat la musica cambia, così come cambiano le tendenze musicali e le dinamiche politiche, evoluzione o involuzione sono antitesi che corrono parallelamente alla cultura “rivoluzionaria o ribelle”.

Se nel 77 in Inghilterra esplode il punk, che da noi arriverà solo qualche anno più tardi, in Italia esplode in maniera virulenta la canzone di protesta e nascono innumerevoli cantautori, che, chi più chi meno racconta il mondo che lo circonda.

Ma il cantautorato traccia le prime linee guida nei primissimi anni settanta, e Roma non si fa trovare impreparata a tale sommovimento. parlavamo di Venditti, di De Gregori, Giorgio Lo Cascio, ma anche del Canzoniere del Lazio, o più tardi del più “politicizzato” Canzoniere della Magliana.

Partendo da queste figure proviamo a ripercorrere per grandi linee la storia della canzone Romana, e non necessariamente romanesca.

Tappa fondamentale di questo breve viaggio alla riscoperta dei cantautori romani, è quella che obbligatoriamente dobbiamo fare al grande Paolo Pietrangeli, il cantautore che prima e più di tutti ha avuto un ruolo strategico e fondamentale nella storia del cantautorato italiano.

“Mio caro padrone domani ti sparo” del 1969, è in assoluto il più importante disco “politicamente impegnato” nella storia della musica d’autore italiana.

18 canzoni imperdibili e che tutt’oggi rappresentano l’immagine sociale e politico dell’epoca.

Da “Contessa” al “Vestito di Rossini, Valle Giulia, La Leva, Manifesto ecc..” Paolo Pietrangeli racconta un epoca.

Con tutta probabilità tra i primi cantautori a recuperare il dialetto romanesco è Antonello Venditti con “Theorius Campus” 1972

Insieme ai cantautori, in quegli anni Roma annovera tra le sue fila anche tanti altri musicisti di estrazione diversa, citiamo ad esempio la musica progressive con i Fholks, il Banco Del Mutuo Soccorso, l’uovo Di Colombo o il Rovescio della Medaglia.

Nel 1977 molte cose cambiano, praticamente tutti i cantautori che salgono su un palco vengono pedissequamente contestati, ma nello stesso anno esce un disco che farà stori; “Una storia disonesta” di Stefano Rosso, esatto quello de: “che bello,due amici una chitarra e uno spinello”

Stefano Rosso sul finire degli anni sessanta vince il Festival degli Sconosciuti di Ariccia, grande appassionato e ottimo chitarrista dallo stile finger picking

Un paio di anni prima (1974) un timido calabrese naturalizzato romano pubblica un album dal titolo “Ingresso Libero”, il cantautore si chiama Rino Gaetano che diverrà famoso solo due anni più tardi quando scriverà un disco che ancora oggi è punto di riferimento per molti musicisti, “Mio fratello è figlio unico”

Nello stesso periodo Renzo Zenobi, grazie a Francesco De Gregori, pubblica Silvia, siamo nel 1974.

Zenobi è un cantautore poco avvezzo alla politica da cui ne resta ai margini e forse proprio per questo che non riscuote un grande successo tra i giovani, ma il suo disco racchiude brani molto poetici come ad esempio “Il Guerrafondaio” o la stessa “Silvia”

Molte altre figure, sempre in quel periodo, scrivono, suonano e incidono, vediamo quali:

Mauro Pelosi è uno dei rari esempi di musicista romano trapiantato a Milano, cantautore esistenzialista, tra il 1972 e il 1973 pubblica due dischi splendidi; il primo “La stagione per morire” e subito dopo “Al mercato degli uomini piccoli” ma è nel 1977 che Pelosi incide il disco più importante di tutta la sua carriera “Mauro Pelosi” il disco è una sorta di crossover tra cantautorato e progressive rock.

Non a caso il brano che chude l’intero disco è una delle forme d’arte suonata meglio riuscite dell’epoca, non solo per la struttura musicale, che rappresenta davvero un piccolo gioiello di arrangiamento, ma anche per il testo decisamente fuori dalle righe, Ho fatto la cacca” non è una metafora stretta, ma è una vera e propria canzone di rabbia nei confronti della cultura snob sinistrorsa dell’epoca.

Gianni Nebbiosi è un romano purosangue, uno di quei cantautori che non è mai stato apprezzato come avrebbe meritato la sua opera musicale.

Incide il primo splendido disco nel 1972 “E ti chiamaron matta”, emblematico il brano “Emigrato in Germania”.

Nel 1973 entra a far parte del Canzoniere del Lazio, Nebbiosi è un altro di quei cantautori romani che recupera la romanità nella canzone, scrivendo brani straordinari come “Ma Che Razza De Città” o “Er Verniciaro” brani che compaiono in quel formidabile disco del 1974 dal titolo “Mentre La Gente Se Crede Che Vola”.

L’impronta popolare e operaia sono palesi in questi due album, che restano due fondamenti della canzone romana.

Gianni Nebbiosi ha avuto la rara capacità di dare alle parole una sorta di realtà visiva.

Nel disco suonano tra gli altri, il grande Marcello Vento e Claudio Silotto.

Un altro musicista romano trasferitosi in quel di Milano è stato Luigi De Gregori, in arte Luigi Grechi, fratello del più famoso Francesco De Gregori.

Anche lui scrive canzoni “impegnate” e sicuramente molto più chiare rispetto a quelle del fratello, un suo brano che rappresenta tale poetica è “accusato di libertà” che compare nel disco omonimo uscito nel 1976

Ho volutamente tenuto per ultimo Giorgio Lo Cascio che ebbi la fortuna di conoscere personalmente verso la fine degli anni settanta, quando scrisse “Cento Anni Ancora” un meraviglioso affresco ancora oggi inarrivabile, delicato,  quasi timido e discreto così come era lui.

Giorgio Lo Cascio muore a Roma il 24 febbraio 2001 a soli 49 anni.

E’ evidente che in questo breve articolo c’è solo la punta dell’iceberg del cantautorato romano, sono molti i musicisti che hanno fatto grande questa città, ieri come oggi, e sarà nostra premura proseguire tale percorso storico aggiornando sia il passato che il presente.

Prince Faster – Roma Suona

Folk studio

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De Gregori Giorgio Lo Cascio