Inchieste: La musica elettronica a Roma.

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Inchieste: La musica elettronica a Roma.

Roma Suona ha chiesto ad Alessandro Marenga Amptek, di raccontare, ma sopratutto storicizzare, quello che è stato un vero e proprio fenomeno di massa degli anni novanta a Roma; e cioè venticinque anni di musica elettronica Capitolina.

Inchieste – Questa la sua analisi e questo il suo racconto anche attraverso le testimonianze di alcuni tra i più importanti musicisti della scena elettronica della capitale. Ma l’inchiesta vuole anche dare una visione complessiva sul futuro della musica elettronica a Roma.

La redazione di Roma Suona

La musica elettronica a Roma di Alessandro Marenga

00. Premessa

A fronte della complessità della realtà elettronica di Roma che ha ormai quasi 25 anni di storia, per realizzare questa inchiesta ho coinvolto alcuni amici ai quali ho chiesto un punto di vista e dei pareri. Alcuni sono fra i protagonisti di questa storia, altri fra gli osservatori o i conoscitori della scena. Ringrazio pertanto Andrea Benedetti e Leo Anibaldi, due musicisti straordinari che hanno assolto a un ruolo importante nella musica elettronica a Roma fin dalle origini, De Monique, una dj attiva da molti anni in questa città che mi ha dato la sua prospettiva e un punto di vista femminile, Ivo D’Antoni, animatore del sito electronique.it che ha contribuito con la sua visione di cronista della scena contemporanea. Questo articolo non intende essere esaustivo, ma si tratta di un breve viaggio nella musica elettronica a Roma, con una velocissima ricostruzione della sua storia, data la sua rilevanza che ha avuto e che ha a livello internazionale.

01. Il Suono mai Visto

Roma, città millenaria, ha ospitato per secoli le più diverse declinazioni culturali espresse dall’occidente cristiano.

Nello scorcio finale del XX secolo, malgrado questa storia resti confinata nei suoi meandri più sotterranei, la città eterna ha ospitato i fermenti della nuova musica elettronica, quella che a partire dalla diffusione della techno house permea ancora oggi la musica “popolare” contemporanea, “una musica popolare d’avanguardia” (Andrea Benedetti).

Inizia cosi alla fine degli anni 80, grazie ad alcuni disk jockey lungimiranti e ad alcune trasmissioni radiofoniche mai dimenticate, come è stata ad esempio Centro Suono Rave, una scena che negli anni si esprimerà attraverso i rave, poi gli illegal-rave e una rete di feste in cui trovò espressione addirittura un suono originale che divenne lo stile caratteristico di una scena che riuscì a identificarsi nel cosiddetto “Sound of Rome”. “Diciamo che prima ..non c’era una scena perché tutti erano focalizzati sui vari generi del momento come ..Kool & the Gang, Imagination , James Brown ecc, erano pochi quelli che iniziavano a proporre un certo tipo di suono …la gente sentiva questa musica come alienante e ripetitiva quindi poco interessante”(Leo Anibaldi)

Ci racconta quei primi anni Andrea Benedetti “La scena è stata (quasi) omogenea perché ci si conosceva tutti e si condividevano ascolti e pensieri..Credo che la peculiarità della scena techno romana sia stata proprio quella di voler fare musica e produrre dischi che rimanessero come esempi tangibili delle nostre idee musicali” e prosegue Leo Anibaldi “Nel 1989 ho conosciuto Lorenzo D’Angelo, Eugenio Vatta e Andrea Benedetti con cui ho condiviso la passione per le prime produzioni di musica techno, dei primi artisti che si affacciavano verso questo nuovo genere, decidemmo così di dare un nome a questo gruppo ( Il Suono Di Roma) forse non il solo ma a noi venne in mente di chiamarci così anche perché non lo aveva fatto ancora nessuno”.

La musica elettronica a Roma degli anni 90 è divenuta ormai leggendaria e ruota attorno ai nomi di alcuni artisti e dj mitizzati che ebbero “una visione comune che era soprattutto FARE musica e non fare solo i dj”(Andrea Benedetti) personaggi come Lory D, Leo Anibaldi, Luca Cucchetti, Faber Cucchetti, Paolo Zerla, Andrea Prezioso, Mauro Tannino, Walter One, Max Durante, Bismark, Andrea Torre, Andrea Benedetti, Marco Passarani, D’Arcangelo e altri, etichette e crew come ACV, Sound Never Seen, Nature, Mystic, Plasmek, Virus Records, Elex , Irma Records sono ormai entrati nell’immaginario di una generazione.

E fondamentalmente sono stati autori di una musica che ha inciso anche a livello internazionale, portando alcuni dei protagonisti romani vicino ai grandi padri di Detroit dell’Undergorund Resistance o dei guru dell’elettronica dell’epoca come Aphex Twin.

Ci racconta ancora Leo Anibaldi cosa accadeva in quegli anni: “Dal 1991 al 1995 circa Roma fu la capitale mondiale dei rave, tutti volevano suonarci almeno una volta un po’ come Berlino ora, molte persone erano interessate al nostro movimento, la voce si era sparsa in tutto il mondo non solo grazie agli eventi ma sopratutto dalla musica che veniva proposta dalle primissime label capitoline. Dopo il 1995 ci fu la decadenza del movimento perché gli eventi rave non erano più una cosa rara, ed ogni settimana ne venivano organizzati più di due nello stesso giorno e anche più, così il fenomeno si disgrego’ e morì, sopratutto grazie ad alcuni personaggi che alimentavano movimenti nazi skin che hanno degradato tutto questo ambiente” e aggiunge Andrea Benedetti “..la scena rave ha finito di esistere già dal 1992. E’ rimasto il concetto del “rave” che viene applicato a mega eventi non italiani come “I love Techno” o “Awakenings” che però, aldilà dei contenuti musicali che possono piacere o meno, sono più relazionabili al concetto di festival, che non a quello di rave….Il rave aveva secondo me la variabile dello spontaneismo e della segretezza che era la sua caratteristica principale unita ad un’idea della musica come fulcro dell’evento. Negli anni subito successivi ai primi anni ’90, la gestione organizzativa e iconografica del rave (flyer, manifesti, ecc.) è diventata molto più mainstream, nel senso che ha ricalcato metodologie organizzative del rock o del jazz (la pubblicità radio o sui giornali, il manifesto con l’headliner ed i guest, ecc.)”.

La fine della scena dei rave nella seconda metà degli anni 90 ha portato la musica dance elettronica alla dimesione del club, “c’è stato un grande cambiamento da quando la scena rave ha cessato di esistere e siamo passati alla dimensione clubbing, forse non c’è più quel fascino di un posto nuovo ogni volta..”(Leo Anibaldi) “..si è accentuata nel successivo passaggio dal rave al club .. la centralità del dj, che ormai suona su un palco con il pubblico che invece di perdersi nel groove o nel suono, lo guarda per tutto il set come in un concerto rock. Questa “rockizzazione” del dj (passatemi il termine) la trovo veramente assurda e distrugge anni e anni di identità del dj, che da selezionatore di ritmi, è passato ad essere una sorta di frontman (chitarrista o cantante – fate voi) al centro del palco” (Andrea Benedetti).

02. Il Futuro è Nostro

Il mutare del mondo nella sua digitalizzazione globalizzata ha cambiato profondamente anche Roma e la sua musica. Ciò che solo dieci anni prima era pionieristico, frutto della ricerca e dello smanettamento su computer arcaici come gli Atari e sulle batterie elettroniche della Roland, è diventato un fenomeno sempre più diffuso e frammentato man mano che i devices digitali di massa hanno consentito la realizzazione di prodotti creativi come racconta Leo Anibaldi: “In questi ultimi 15 anni tutti i vari generi derivati dalla musica elettronica si sono fusi insieme quindi diventa un pò difficile dire questo e’ minimal o altro”.

La musica identificabile con la definizione di “techno” è stato affiancata da una miriade di altri generi e sub-generi “come ogni evoluzione che si rispetti, anche la dance di matrice elettronica ha acquisito una miriade di sfaccettature diverse” (De Monique) e molte di queste sonorità non sono più patrimonio di un underground per appassionati ma appartengono appieno al mercato.

“Del resto la rete ci ha avvicinati tutti ed in taluni casi ha fin troppo levigato le peculiarità di alcuni suoni”(Ivo D’Antoni) e per dirla con Andrea Benedetti “alla fine il termine “techno” ha travalicato il suo significato divenendo un contenitore prima di essere un contenuto”.

Ma indubbiamente oggi siamo difronte ad una fase che vede una battuta d’arresto nella spinta innovativa di questo genere: “oggi la musica Techno è quasi priva di melodie ed e’ diventata molto più’ fredda rispetto a prima e quasi si fa fatica a distinguere le tracce che vengono proposte dai vari dj sembrano quasi tutte uguali; sono sparite le produzioni psichedeliche di concetto ambient, tranne pochissime cose interessanti, e le altre cose che il mercato offre mi sembrano un po’ troppo astratte o senza un senso, un’anima. Mi e’ capitato spesso di frequentare club Romani e vedere il pubblico comportarsi come se fosse in un bar a chiacchierare con un po’ di beat techno di intrattenimento”(Leo Anibaldi). Un momento di stasi che va oltre alla techno; “L’ambient odierna non da più gli stimoli del passato, sembra che ambient possa equivalere soltanto al termine drone, nessuno si avventura più in ritmiche spezzate, in melodie più ardite o composizioni avvincenti, tutto è assottigliato e spento..”(Ivo D’Antoni)

E in questa realtà frammentata, inconsapevole spesso del suo stesso glorioso passato, dove coesistono vecchie e nuove esperienze “chi produce oggi musica è un mix di musicisti “classici” che si sono avvicinati con interesse alla produzione con strumenti elettronici o con computer e non-musicisti che magari non sanno mettere assieme due accordi, ma sono abilissimi nel assemblare suoni e ritmi” (Andrea Benedetti), persino dal mondo del jazz si è accesso un interesse verso le nuove possibilità espressive dell’elettronica.

Un ecosistema che ha anche i suoi contro “la tecnologia ha avvicinato molte più persone alla produzione ma sicuramente ne ha abbassato il potenziale espressivo…gran parte dei produttori di ultima generazione sono infatti piegati alla tecnologia ed a mancare è proprio il musicista”(Ivo D’Antoni) e quindi “…il vero problema della diffusione di strumenti elettronici, è la carenza di compositori capaci di approcciarsi alla musica in maniera costante” (Andrea Benedetti), di conseguenza “oggi la confusione e’ la parte dominante della scena ,non si capisce più nulla ci sono almeno 10 milioni di label o forse più quindi 10 milioni di pseudo artisti ma pochi quelli che meritano attenzione”(Leo Anibaldi).

Quindi pur nella prolificazione si ascolta spesso un sound più omologato, meno sperimentale, più allineato agli standard del mercato, ma naturalmente questo fenomeno riguarda la scena a livello internazionale e “..per ogni situazione esiste l’aspetto qualitativamente alto e quello un po’ più mediocre. E quello qualitativamente più alto – si sa – è sempre stato di nicchia, oggi come ieri. .”(De Monique).

E’ interessante approfondire il pensiero di Leo Anibaldi sugli attuali modelli di mercato: “Praticamente ogni singolo individuo oggi può’ avviare la sua label senza alcun problema e soprattutto senza avere alcuna esperienza su ciò che vuol dire gestire una etichetta discografica, prima era molto difficile avviare una etichetta propria perché c’erano le distribuzioni che potevano capire se quello che tu volevi proporre avrebbe funzionato e non avrebbero accettato di lavorare con chiunque”.

La scena elettronica romana odierna è ormai un contenitore esteso, nel quale convergono esperienze e approcci diversi, ai nomi che hanno fatto la storia di questa musica negli anni ’90 si sono affiancate nuove generazioni di musicisti e di label, alcune meritano senz’altro la nostra attenzione: Tiger & Woods, Pop & Eye, Raiders of the Lost Arp, Francisco e la sua nuova etichetta Mondo, la gloriosa MinimalRome, il duo ricercato dei Commodity Place, la label Elecronique.it, Up It UP Records, Buromaschinen (Lorenzo Ceccotti), Donato Dozzy, Voices From The Lake, Nihm (Giuseppe Verticchio), l’interessente realtà di Stochastic Resonance, l’ambientale Glacial Movements Records, l’ormai berlinese Dino Sabatini, la Cannibald Records di Leo Anibaldi. Uno sguardo attento va riservato anche al mondo del vjing che affianca ormai, con le sue elaborazioni visive, la musica elettronica, che nella capitale trova espressioni rilevanti, anche attorno ad eventi di portata internazionale come LPM (Live Performers Meeting).

Concludiamo questa breve inchiesta sull’elettronica a Roma con questa riflessione di Leo Anibaldi: “ci sono ottimi elementi soprattutto nella new generation Italiana ma sembrano un po’ tutti per conto loro sarebbe molto bello tornare a star tutti insieme in una serata come si faceva una volta anche se non si veniva chiamati a suonare, l’importante era la Techno life, perché e’ ed era uno stile di vita, non come ora che stanno tutti su FB; forse solo così si potrebbe affermare il ritorno di un movimento che non ce’ più . Comunque ciò che ‘e stato fatto nel passato è ancora vivo e presente quindi posso affermare con certezza che il sound Romano è unico al mondo ed è in continua evoluzione grazie anche a quei pochi nuovi talenti che abbiamo nella capitale”.

http://youtu.be/NlO9e72rUb8

http://youtu.be/MhW79L3trRY