Intervista a Fabio Senna

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Fabio Senna è un musicista intimo e vitale che usa musica e parole come massima espressione della sua sensibilità. Nasce a Roma nel 1986,  inizia a studiare pianoforte e ben presto si appassiona alla musica classica. Successivamente impara a suonare la chitarra da autodidatta cominciando a scrivere le prime canzoni. La musica lo conquista in tutte le sue forme, dalla parte artistica a quella tecnica, consegue un master in ingegneria del suono che gli permette di iniziare con più strumenti la produzione delle sue canzoni in autonomia. Il 5 Ottobre è uscito il singolo Dimmi perchè” che anticipa il suo primo album “Canzoni” realizzato grazie al contributo del bando Siae “Sillumina” e prodotto dalla The Beat Production Srl. La band dell’Orchestraccia sceglie il suo brano “L’Ultima catena” per   inserirlo nel loro ultimo album.  
Lo abbiamo incontrato per conoscerlo piu’ da vicino e capire meglio la sua musica.

Fabio Senna come nasce la passione per la musica?
Nasce da abbastanza lontano. Le prime esperienze musicali sono sempre
in famiglia: le cassette nello stereo della macchina durante i viaggi,
gli ascolti estivi dei cugini più grandi. Ho iniziato a studiare
pianoforte ad 8 anni e poi ad appassionarmi alla chitarra da
adolescente. La scoperta di questo strumento mi ha dato modo di
iniziare a scrivere qualcosa e ho sentito che era veramente quello che
mi faceva stare bene.

Sei anche autore dei testi, quali sono i tuoi riferimenti musicali?
Quando ho iniziato, ha avuto molta influenza tutta la scena Brit Pop
degli anni ’90 /2000 (Oasis, Blur, Coldplay). Con il passare del tempo
sono ritornato un po’ di più al cantautorato italiano, magari meno
rock e più sensibile a trattare certe tematiche.

L’Orchestraccia  ha inserito un tuo brano nel suo ultimo disco di cosa parla?
E’ stata un’esperienza professionale molto bella e stimolante.
All’inizio il brano “L’ultima catena” parlava di una relazione, dell’ennesimo tentativo
a voler ricominciare e quasi della pretesa che questa volta le cose
potessero andare bene. Poi con l’Orchestraccia abbiamo pensato che il
messaggio potesse essere allargato un po’ a tutte le esperienze della
vita ed il pezzo ha sicuramente preso un aspetto più universale. Ne
sono molto contento.

Da qualche giorno è in rotazione il singolo “Dimmi perché” che anticipa
l’uscita del tuo nuovo album cosa ci puoi anticipare di questo lavoro.
Di solito il primo disco dopo tanti anni di scrittura è spesso un
“Best of” prematuro di quello che hai composto per molto tempo. Devo
dire che nel disco ci saranno solamente un paio di canzoni datate, il
resto è totalmente nuovo. Come se tutto quello che avevo fatto prima,
mi fosse servito per scriverlo questo disco e per affrontarlo in
maniera matura.

La canzone “Dimmi perché” affronta il tema dei sentimenti, tu in questo
momento stai vivendo una storia d’amore?
Si, anche se tengo a precisare che la canzone parte dalla descrizione di una storia d’amore per poi, nel ritornello, allargare un po’l’orizzonte e puntare l’attenzione su un aspetto generazionale: la poca comunicazione. Ovviamente con esigenze diverse, ma credo che molte storie e situazioni risentano oggi della stessa problematica: di assenza di
confronto.

Cosa ne pensi del panorama musicale italiano di oggi?
Al di là dei gusti personali, reputo che sia un momento molto vivo. Le
possibilità di ascolto si sono espanse in maniera incredibile e, nel
bene e nel male, anche le possibilità di mettersi in mostra e quindi
emergere. Non giudico il bello o il brutto, dico che se si è
ascoltatori curiosi ci sono cose interessanti alle quali
appassionarsi.

Chi ti piace di più?
Ascolto musica di ogni genere. In questo momento sono “in fissa” per i
War on Drugs, John Mayer, Brunori Sas e l’ultimo disco di Piotta.

Quali sono le difficoltà per i giovani che vogliono fare musica?
Come dicevo prima, il panorama si è allargato all’infinito, la rete è
piena di contenuti e molto spesso questi contenuti vengono fagocitati
in brevissimo tempo, un mese al massimo. La difficoltà più grande, ma
questo non riguarda solo i giovani, è avere dei contenuti che durino
nel tempo, che rappresentino qualcosa a cui appassionarsi veramente.

Progetti futuri?
Sicuramente concludere il disco. La vita in studio mi piace tantissimo
ma ha bisogno di risultati tangibili altrimenti ci si sente un po’ in
mezzo al mare. Poi suonare il più possibile nella mia città e non
solo. Mi piacerebbe anche continuare collaborazioni con altri artisti,
unire le forze è sempre positivo.

Qual’è il tuo sogno nel cassetto?
Essere un musicista già lo è. Uno molto ambizioso è quello di scrivere
una colonna sonora per un film.

Salutaci con un tuo motto..
Un motto che mi è molto caro è ESTOTE PARATI, che vuol dire SIATE
PRONTI, PREPARATI. La vita è piena anche di belle sorprese, sarebbe un
peccato non saperle cogliere…

Marina Luca

Foto: Federica Di Benedetto