Intervista a Massimo Amato

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Entrare nel mondo di Massimo Amato è come ritrovarsi all’improvviso in un luogo magico, sicuramente terreno ma pieno di suggestioni estatiche e che portano lontano dalle brutture del quotidiano. Le sue composizioni sono di un’eleganza ambient che rapisce al primo ascolto anche perché poi le sue strutture si aprono ad elementi di natura sperimentale senza tralasciare melodie eteree che sanno parlare a cuore, cervello e anima.
“Lost Sunsets” è il suo ultimo disco, album doppio dall’arcano fascino che piacerà anche a chi è stato un amante delle meraviglie evocative dell’etichetta 4AD quando produceva capolavori negli anni 80.
Massimo Amato ci racconta del suo progetto e del percorso artistico intrapreso già da tanti anni.

Vuoi presentarti a chi ancora non ti conosce?
Sono nato a Potenza ma romano d’adozione. Alla fine degli anni ’90 con il moniker Maxloved ho autoprodotto tre dischi. Sotto il moniker Mono-Drone, ho pubblicato nel 2005 “All Inclusive” (Tibprod) e nel 2006 “Muddy Notes” (Laverna.net). Nel quadriennio che va dal 2007 al 2010 hanno preso forma le composizioni di “Lost Sunsets”, originariamente uscite in una raccolta autoprodotta e oggi rimaneggiate per i due 12” editi da Pregnant Void. A seguito di una importante svolta stilistica, suggellata dal passaggio al nome proprio, ho pubblicato“La Centrale Elettrica” del 2015 e “In The Mood” del 2017, entrambi usciti per Affordable Inner Space.

“Lost sunsets” è il tuo ultimo doppio album. Qual è l’idea che ruota intorno al disco?
Il disco è il classico concept album e rivela sostanzialmente l’idea di fare un album di “canzoni”. Tracce che potessero raccontare storie d’amore in particolare. Nel periodo in cui sono state composte avevo dato una decisa virata verso le sonorità ambientali rispetto ai primi lavori, animati da un senso di sperimentalismo molto accentuato. All’epoca ho iniziato a ad utilizzare sintetizzatori hardware che ho integrato nelle composizioni nate al computer. La strumentazione era molto scarna. Usavo molto Reason 2, una korg wavestation e un Novation Nova.

L’album vanta alcuni ospiti di pregio. Puoi ricordarli e in che modo hanno dato il loro contributo alla tua musica?
Imi Gavin è la voce che apre e chiude il disco. Musicista sperimentale dell’Ohio. Mi mandò tracce tanto basse da non poterle udire. Dopo un grosso lavoro al mixer, vennero fuori i due gioielli che possono essere ascoltati nell’album.
Con Massimo Berizzi, musicista e trombettista di Treviso che suona la tromba in “Dreaming of You”, abbiamo avuto molte collaborazioni. Quando gli inviai la traccia mi chiese cosa avrei desiderato in particolare. La risposta fu: “qualcosa come Miles”. E così è stato.
Di Gigi Masin, presente con parti di sintetizzatore su “Folksong”, ormai si sa tanto. Grande amico e musicista. Uno dei primi a credere in me in senso assoluto.
Mario Fob, alla chitarra sul pezzo di chiusura, è colui con il quale sono salito sul palco la prima volta. Grande amico e mentore dei miei lavori.

In passato eri conosciuto come Mono-Drone. Cosa rimane di quella esperienza e come mai decidesti in seguito di presentarti solo con il tuo nome e cognome?
Sono successe tante cose nel periodo 2005/2015 durante il quale ho usato il moniker Mono-Drone. Oltre ai dischi prodotti con quel moniker, ci sono le composizioni di “Lost Sunsets”, un disco del 2014 con il compianto Max Di Loreto intitolato “Jetsemani”, svariate collaborazioni. E’ stato anche un lungo momento di studio che mi ha transitato, sotto il profilo compositivo, verso nuove derive ritmiche. E’ nata una collaborazione intensa e profiqua con svariati musicisti che ha modificato profondamente il mio approccio allo studio di registrazione e al palco. Tutto ciò ha fatto nascere l’esigenza di rivelarmi alla gente con il mio vero nome, ma Mono-Drone è vivo e vegeto nelle composizioni odierne e nei miei recenti inediti che possono essere ascoltati sul mio profilo Soundcloud.

Quali sono dischi o artisti che ti hanno influenzato, che reputi maestri e che vorresti suggerire all’ascolto?
A questa domanda mi piace rispondere in modo diretto con un elenco dei primi 5:
David Crosby – If I Could only remember my name (ascoltal’album)
Miles Davis – In a Silent way (ascolta l’album)
Johann Johansonn – Fordalandia;
Harold Budd & John Foxx – Translucent;
Isaac Hayes – Hot Buttered Soul.

Invece con quale tuo brano o album suggeriresti di iniziare per entrare nel tuo mondo?
La traccia di apertura di In the Mood Intitolata “Cold Rain on Nomentana”. La composizione racchiude un ampio spaccato del mio universo sonoro e personale.

Quale strumentazione usi?
Nelle esibizioni live ho eliminato il pc con mia grande soddisfazione. Suono esclusivamente strumenti hardware e prediligo le timbriche della Roland. In studio ho 6 sintetizzatori ,1 drum machine (korg electribe), un piano digitale, 2 harmonium indiani, un santoor persiano.

Cosa significa per te realizzare musica?
Considerato che nella vita quotidiana svolgo un lavoro assolutamente normale che mi consente di vivere, riservo alla musica il ruolo di terapia, evasione, innalzamento dell’anima. Davvero, suonare è come entrare in contatto con il soprannaturale.

Ti trovi più a tuo agio dal vivo o in studio?
Sono lavori diversi, ognuno a suo modo interessante. L’obbiettivo è far si che le due realtà si incontrino il più possibile e che in studio l’atmosfera sia molto simile a quella che si respira dal vivo. Tutto quello che faccio in musica deve essere permeato dalla gioia. Se così più non fosse, chiudo e mi dedicherò in via esclusiva alla coltivazione degli ulivi.

Se potessi scegliere quale potrebbe essere il luogo ideale dove vorresti esibirti?
Sulle scogliere di Dover!!! Love reign over me.

Stai portando avanti altri progetti o stai già pianificando qualcosa di nuovo?
Ho registrazioni pronte per altri 3 album. Di alcune tracce sto chiudendo il mixing e da ottobre comincerò a lavorare per far uscire qualcosa. Non ci sono altri progetti al momento e spero di poter trovare quanto prima un agente che promuova le mie esibizioni live.

Come si possono acquistare i tuoi dischi?
I miei lavori più vecchi sono liberamente scaricabili dalla rete in quanto rilasciati su licenza Creative Commons. Quelli più recenti sono qui. I primi due dischi in vinile sono sold/out.
https://pregnantvoid.bandcamp.com/album/lost-sunsets
https://electroniqueitrecords.bandcamp.com/album/la-centrale-elettrica
https://electroniqueitrecords.bandcamp.com/album/in-the-mood

Gianluca Polverari

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