Intervista a Simone Salvatori per The Lust Syndicate

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I romani Spiritual Front sono uno dei nomi più apprezzati nell’ambito del cosiddetto neo-folk anche se il gruppo definisce la sua proposta suicide pop, tra l’altro apprezzata anche all’estero con tante date live oltre confine. Ora il suo leader e fondatore Simone Salvatori si lancia in una nuova esperienza parallela con la sigla The Lust Syndicate, un ottimo progetto di matrice industrial e “Capitalism Is Cannibalism” rappresenta il primo convincente documento. I temi sono quelli della modernità avvelenata dove l’uomo è sottomesso alle leggi del mercato e del denaro, una canora denuncia che si muove tra elettroniche distorte e ferraglie percosse sulla scia di Test Department e Spk. Questo è un progetto del tutto credibile pubblicato dalla fidata label tedesca Trisol.
Simone Salvatori ci spiega meglio l’idea di questo notevole esperimento.

Quando e come è nato il desiderio di creare questo progetto di natura più industriale?
Ascolto molta musica, e l’ industrial è uno dei generi che più mi piace (non tutto chiaramente) e l’idea di iniziare un progetto di questo tipo mi stimolava parecchio. Ho sempre bazzicato la ‘grey area’, ma per via di altri impegni e del conseguente tempo limitato, non ho avuto la possibilità di dedicarmi a tempo pieno su progetti del genere. Ma poi, la voglia di affrontare tematiche differenti da quelle realizzate precedentemente con Spiritual Front, la voglia di provare ad intraprendere un viaggio parallelo, han fatto si che il progetto partisse

Inizialmente chi si celasse dietro The Lust Syndicate doveva rimanere un segreto. Poi piano piano è emerso chi si nascondeva dietro al progetto. Questo intento vi è sfuggito di mano o alla fine è prevalsa la voglia di sottolineare che oltre a Spiritual Front e al suo sound c’è altro?
Mah, forse più il primo, ci è un po’ sfuggito di mano, nel senso che le voci girano velocemente, quindi tra fans ed addetti ai lavori la cosa è stata segreto per pochissimo. Volevo tenerla segreta per il fatto che i due progetti, a parte la mia voce a fare da collante, sono totalmente differenti, c’ è un affinità elettiva tra le due band, ma i campi di gioco credo siano davvero distanti

Le sonorità sono crude ma anche ben concepite. Che strumenti e ferraglie utilizzate?
Abbiamo usato synth analogici, ferraglie varie, tubi ed altre diavolerie cercando, comunque, di non lasciare mai da parte la melodia e la forma canzone. Industrial non vuole dire necessariamente rumore fine a sé stesso, il caos, il suono del disastro e dell’alienazione non deve essere necessariamente piatto o fastidioso, vago e insipido. Mi riferisco ai gruppi odierni, che il più delle volte, e dispiace ammetterlo, sono bands inutili, dai dischi interscambiabili tra loro. La totale mancanza di idee delle attuali realtà industrial è imbarazzante, l’ uso infausto del computer ha totalmente sostituito la sperimentazione facendo si che lo spirito iniziale di questo genere (quello della vera sperimentazione intendo, della frattura con la musica tradizionale) sparisse nella più bieca imitazione

I testi, come si evince anche dal titolo, sono un atto accusatorio nei confronti di questa modernità economica che fagocita l’uomo. È tutto perso o ci può essere una possibilità di riscatto o rivalsa? Altri argomenti trattati?
Il nuovo capitalismo finanziario è un puro atto di cannibalismo, fagocitare il debole, eliminarlo attraverso feroci rituali. Il capitalismo odierno si erge ad un culto da adorare, ha i suoi sacerdoti, le sue vuote celebrazioni, sta eliminando piano piano tutti i suoi storici nemici (il comunismo, i resti del welfare state, etc) le religioni, finanche ogni tipi di rapporto comunitario e solidale, qualsiasi legame che sfugga alle sue logiche mercantilistiche del do ut des.Sta cercando di smantellare gli Stati, la Storia dei Popoli, abbassare il livello culturale, annientare le conquiste sociali, creando apatia e disillusione, presentando questo mondo come unica alternativa possibile. L’ attuale dittatura UE è una delle sue incarnazioni, un manipolo di megalomani al servizio dell’alta finanza che opera e delibera solo per il proprio rendiconto, senza tenere conto del popolo. Un nuovo totalitarismo che, a dispetto delle vecchie dittature che operavano alla luce del sole in tutta la loro ostentata crudeltà, riesce a opprimere i propri sudditi facendogli amare le proprie catene, che la tortura a loro inflitta sia un piacevole doveroso atto, mirando a creare l’ uomo consumatore, privo di capacita’ selettive, obbediente, senza storia, senza sesso, senza cultura. Abbiamo una sola possibilità, quella di cominciare ad riconoscere i nostri nemici, a svincolarci dalle catene che rendono la nostra mente inchiodata ad una sola ed esclusiva forma di pensiero. Ad un’unica apparente forma di libertà (condizionata)

Quali sono i tuoi eroi industriali? Sembra essere preminente la vecchia scuola dei primi 80 rispetto a proposte più contemporanee nell’ambito di questo genere.
L ‘idea iniziale era quella di riprendere la vecchia scuola di Test Dept., Coil, Spk, Nocturnal emissions, Controlled Bleeding, Suicide, ma poi piano piano, in fase di registrazione abbiamo, chiaramente non in modo volontario, ammorbidito il sound e pur mantenendo un sound industrial, la virata di pop malato è stata inevitabile

Le maschere che avete scelto per nascondere i vostri volti hanno anche un significato particolare, indicano personaggi nello specifico?
Volevamo da una parte nascondere l’ identità, dall’altra mostrare il volto predatorio e marcio del capitalismo odierno, costituito da morti viventi animati da una rapace voglia di cannibalizzare i propri figlia, morti senza emozioni, senza amore per la vita, per la comunità, per il prossimo, in marcia con la putrefazione e la cadaverica accettazione di un mondo in rovina.

Avete già realizzato qualche uscita live prima della pubblicazione del disco. Che accoglienza c’è stata e come ti senti sul palco nell’interpretare, nel mood e nell’enfasi, qualcosa di diverso rispetto a Spiritual Front a cui sei più abituato?
Sicuramente con Spiritual Front c’è una lubrica voglia di vivere, di agire, di appartenere ala vita stessa. Con Lust vince il senso di oppressione, di violenza quasi. Le persone hanno comunque reagito bene, c’ è ritmo, c’ è la melodia, le canzoni arrivano dritte al cuore, ma sicuramente l’outfit ed i video proiettati non sono il massimo della spensieratezza.

A cosa fa riferimento il nome che vi siete scelti?
Il desiderio, la sessualità, ed i sentimenti oggi giorno, malgrado non gradiamo sentircelo dire, vengono inevitabilmente influenzati dall’egoismo imperante che anima la nostra società neo liberista, fondata sul competitività, sull’edonismo sfrenato, e sulla facilità e la velocità di sostituzione di cose e persone, e questo fa sì che nessun rapporto sia mai realmente consolidato ed approfondito, che nessun sentimento sia mai intenso, che ogni relazione si basi sulla ricerca di un effimero e vacuo appagamento personale. Ci preoccupiamo falsamente dell’altro, ma deve essere più lontano possibile, mentre la persone che abbiamo accanto diventano automaticamente nemiche, pronte a privarci del nostro spazio vitale, a fottere le nostre energie. E’ una società distopica e violenta, pronta a mostrarsi accogliente e democratica, ma solo e soltanto se i proprio interessi non vengono intaccati. Questo è quello che abbiamo costruito, una comunità fondata su una insocievole socievolezza intrisa di egoismo e posticcia solidarietà.

Sono imminenti i vostri live. Che tipo di spettacoli ci attendono?
Lo show a parte il nostro outfit, si presenta come una oscura macchina da guerra percussiva, con proiezioni di scontri di piazza e abusi polizieschi…una cosa da serata in famiglia!

Gianluca Polverari