Intervista a Vinile

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Dopo il sold out del 2015, Vinile torna all’Auditorium Parco della Musica il 13 Dicembre per presentare il suo nuovo album “Sola andata per l’inferno” David William Caruso , una  delle ultime icone classic/rock della capitale, in questo lavoro totalmente autobiografico racconta storie di vita vissuta, sentimenti profondi , legami speciali ma anche sofferenze e tragedie che hanno investito la sua esistenza. Il  disco è intenso, diretto tra istinto e ricerca interiore. Vinile  è un cantastorie di giorni passati, di ardenti passioni, di sogni infranti, di cuori spezzati, di gioie infinite, di tragiche sconfitte e giuste vendette. Non canta, sputa l’anima, la sua. Tra chitarre elettriche ed hammond, David William Caruso con la sua band al completo attraversa diversi stili, culture, valori e identità. In questo imperdibile concerto presenterà i brani nuovi ma anche alcuni classici del suo repertorio. L’apertura del concerto è stata affidata alla giovane cantautrice Olivia, non mancheranno special guest a rendere ancora più speciale la serata. Sul palco infatti Gianmarco Caroccia presenterà il suo nuovo singolo,  anche i due leader della “Rino Gaetano Band” Ivan Almadori e Alessandro Gaetano.

Il 13 Dicembre presenterai  il tuo nuovo disco “Solo andata per l’inferno”, edito dall’etichetta milanese Dream records, nella prestigiosa Sala Sinopoli dell’Auditorium della Musica. Una bella soddisfazione, che concerto sarà?
Ci sono diversi modi di approcciare un live.  Personalmente il palco e la musica sono per me l’occasione di descrivere la mia vita e di coloro che mi circondano o che mi hanno frequentato. Le mie canzoni raccontano storie vere. Ho il desiderio e la necessità di essere me stesso. Voglio creare una sorta di empatia con il pubblico. Amo spiegare come nascono i brani così creo curiosità negli ascoltatori che in questo modo mi sentono più vicino. Non per questo significa che mancherà professionalità, i miei musicisti sono super bravi. Mi sto dedicando anima e corpo a questo progetto, purtroppo più vado avanti, più le difficoltà aumentano e più prendo coscienza che questo è quello che voglio fare nella vita. Dopo tanti anni ho un’etichetta che crede in me, la Dream Records che è composta di persone speciali, dirette, sincere, quello di cui avevo bisogno. Spero che questa collaborazione porti ad una nuova e meravigliosa avventura. “…ci porti in alto a danzare con le stelle” (Blow).

Solo andata per l’inferno” perché hai scelto questo titolo?
“Sola andata per l’inferno” è il brano che darà il titolo al nuovo album. E’ un testo semplice, diretto, che descrive le vicissitudini di ogni musicista. La consapevolezza che nella migliore delle ipotesi sarai spesso lontano da casa. Ansia, paure, panico a volte saranno amiche intime. Ma descrive anche il tragitto : le prime sale prove con quell’odore di gomma andata a male dei pannelli di insonorizzazione. I pulmini  lenti e fatiscenti che sembrano limousine tanto è il desiderio di suonare. Nonostante sia forse il brano più “semplice” del disco ho deciso che fosse allo stesso tempo anche rappresentativo. Il suo arrangiamento è rock d’altri tempi. Completamente anacronistico e controcorrente. Non voglio assolutamente sembrare una pecora nera ma che cavolo… perché non tirare fuori quello che ho dentro a modo mio?!

 I testi delle tue canzoni sono carichi di emozioni che storie raccontano?
I miei brani descrivono tutte storie reali. E quei pochissimi che hanno spunti di fantasia si sono ispirati a storie reali. Sono quasi tutti autobiografici.  Perché dovrei descrivere qualcosa che non conosco bene o che non mi appartiene? Non mi verrebbe dal cuore e non funzionerebbe ne’ per me tantomeno per il pubblico. Le mie storie sono struggenti, a volte descritte con ironia, altre volte con la rabbia, altre con amore. I brani d’amore sono per me i più difficili da scrivere, perché ogni frase o parola che ho in mente è già stata scritta in un libro o cantata da qualcuno che stimo.  Odio essere banale, voglio essere originale anche se questo mi porta a sbagliare spesso.

C’è una canzone a cui sei particolarmente legato?
La canzone dell’album a cui sono più legato è senza ombra di dubbio “La camera di Alice”. Ho scritto questo brano lo scorso anno poco prima della nascita di mia figlia Alice. Apparentemente una traccia “modesta”, invece scriverne il testo non è stato affatto semplice. Ogni riferimento è “studiato” e non a caso anche se è uscita dal cuore. Un piccolo accenno per omaggiare De Gregori, ma che comunque ha il suo senso logico con il resto del ritornello “…mentre guarda gatti e spose…”. E’ la classica canzone gradevole anche suonata con un solo strumento e la voce. E’ anche l’unica che canto con un tono pacato, quasi sussurrato. Del resto mentre la scrivevo sognavo che mia figlia fosse già lì e che non dovevo svegliarla.

Ci sono momenti particolari della giornata in cui nascono le tue canzoni?
Le mie canzoni nel bene o nel male nascono sempre di notte. Il buio, il silenzio e la solitudine ti fanno inevitabilmente fare i conti con te stesso. La sincerità prevale sulle psico-cazzate che ci raccontiamo durante il giorno per stare a posto con la coscienza. La notte invece ti spoglia, ti denuda senza spettatori e puoi lasciar andare i tuoi demoni interiori. A volte è anche piacevole. Scrivere una canzone, ti libera da un peso perché sai che un giorno o l’altro qualcuno la ascolterà e quindi hai fatto outing.

Parlaci adesso della tua storia artistica e del tuo background: come è cominciata questa tua avventura nella musica e come si è evoluta nel tempo….
Io ho cominciato ad apprezzare la musica sin da bambino. Mio padre suonava la chitarra acustica e cantava. Ascoltava tanta musica e così ha trasmesso questa passione prima a mio fratello e poi a me. Per me è diventata nel tempo una sorta di ossessione ed ero ancora molto giovane. Ho studiato pianoforte classico per qualche anno. Poi ho continuato da autodidatta, così anche per la chitarra acustica ritmica. Ma ho imparato poi nel tempo a conoscere tutti gli altri strumenti,  i suoni diversi ,  ne ho studiato gli effetti e come “si muovono” tanto che adesso amo arrangiare quasi completamente i miei brani.  Ricordo il primo live con i brani inediti , a 19 anni da solo davanti ad una sessantina di persone in un pub di Via Nemorense a Roma. In seguito ho cominciato a cercare musicisti che sposassero il mio progetto ed ho iniziato a vagare per i locali di Roma. Dopo anni di gavetta in tutti i locali degni di nota a Roma mi sono ritrovato ad aprire i concerti del famoso cantautore Fabrizio Mobrici (Moro). In seguito ho aperto i concerti ad uno dei miei idoli italiani Gianluca Grignani. Ho partecipato al Rino Gaetano Day di Piazza Sempione accanto ai leader della Rino Gaetano Band (Ivan Almadori ed Alessandro Gaetano nipote di Rino) ora miei amici,  che saranno miei ospiti proprio sul palco dell’Auditorium. Altro grande ospite sarà Gianmarco Carroccia, scelto da Mogol come erede di uno dei padri della musica italiana ovvero Lucio Battisti. Tante emozioni e soddisfazioni quante le sconfitte e le disavventure. Negli ultimi anni ho avuto problemi di salute che hanno fermato la mia corsa verso una meta che vedo ancora molto distante ma quando si sente dire da qualcuno “la musica mi ha salvato la vita”, mai frase è stata più azzeccata. La musica, il mio sogno, insieme alle persone che mi vogliono bene, mi hanno tenuto in vita.

 Un riferimento anche ai tuoi artisti preferiti: quali sono quelli che nel corso della tua vita musicale ti hanno lasciato tanto e hanno rappresentato qualcosa di importante…
Ho avuto tante influenze musicali. Dai cantautori ’60-’70 italiani. Al rock inglese ed americano. Gli idoli che mi hanno in qualche modo segnato sono due : la band conosciuta come Guns’n’Roses e Bruce Springsteen. I primi per le sonorità, le melodie pulite mescolate ai chitarroni Gibson distorti con una voce tanto sgraziata da risultare maledettamente perfetta. Il Boss invece lo amo tutt’ora, il suo modo di raccontare le storie non ha rivali. La voce è calda come fosse uno strumento musicale. Il suo modo di vivere la musica è molto vicino al mio, i valori ed il piacere nel farlo. Il mio idolo italiano invece è Vasco.  Qualsiasi cosa cantata da lui prende forma … persino un’infantile filastrocca.

Cosa ne pensi del panorama musicale italiano di oggi?
In questi ultimi mesi ho ripreso ad ascoltare musica italiana di artisti contemporanei. Nella maggior parte dei casi faccio fatica a definirli artisti, infatti un anno o due e poi spariscono. C’è un continuo ricircolo. E quei pochi che durano sono sostenuti da forti aiuti discografici e televisivi. Sto seguendo il percorso musicale di “Ultimo”, mi incuriosisce molto forse perché anche lui è un po’ anacronistico.

Quali sono le maggiori difficoltà per i giovani che vogliono fare musica?
Le difficoltà per un musicista ? Le difficoltà oggi non sono solo per i musicisti. C’è una crisi abissale in ogni settore . Una delle cause  è l’abuso della tecnologia.  Questa tendenza ha portato ad un’omogeneità del mercato, creando un calderone di tanti che provano e pochi che valgono. D’altro canto non si vendono più dischi a causa dell’uso smodato dellaq tecnologia, è tutto così immediato e facile da possedere che non c’è più il piacere di “gustare e scegliere”. Internet, i social, la rete hanno spalancato le porte a tutti. Ma la musica non è per tutti. E’ di tutti ma non per tutti. Le etichette puntano su un prodotto sicuro e da qui anche l’importanza eccessiva dei talent show. E’ più facile che venda qualche copia qualcuno che già è stato in tv per qualche mese rispetto ad un qualsiasi sconosciuto che esce dal nulla.

Che consiglio daresti ad un aspirante musicista?
Il miglior consiglio che io possa dare ai giovani cantautori è di imparare ad ascoltarsi. Partendo dal presupposto che siano intonati direi loro di non perdere tempo con anni di lezioni di canto. La maggior parte degli idoli mondiali non hanno mai preso una lezione. Ascoltarsi e migliorare. Trovare la propria entità è la cosa più importante, il vero valore aggiunto. Quando ascolti il pezzo in radio e capisci di chi è prima che inizi a cantare,  a volte anche un piccolo difetto canoro potrebbe diventare il vero punto di forza.  L’entità è tutto.

Qual’è il tuo sogno nel cassetto?
Il mio sogno nel cassetto è poter vivere facendo ciò che amo. Dopo tanti anni di mestieri in cui sono caduto dentro per sbaglio mi piacerebbe poter vivere di musica. Mi piacerebbe che mia figlia mi vedesse come un idolo, come qualcuno che ce l’ha fatta e non come “papà era bravo ma è stato sfortunato”. Mi piacerebbe restituire un po’ dei tanti, troppi sacrifici, che la mia famiglia ha fatto per me. Ringraziarli e rassicurarli che tutto si aggiusterà. Mi piacerebbe con un po’ di rabbia poter rispondere a tutte quelle persone che vedono tutto questo come un gioco, e che vedono me come un eterno bambino folle.

Chi sono i musicisti che fanno parte della tua band?
Le tastiere di Gianni Romani, batteria e percussioni di Andrea “Accio” Alivernini, le chitarre di Emanuele Vecchi ed il basso di Emanuele Ciampichetti. Grazie ragazzi siete degli ottimi amici e delle belve feroci !!!

Salutaci con un tuo motto…
“Ricordati : la cosa più triste, nella vita, è il talento sprecato” (Bronx)

Lucia Marini