Intervista Lo Zoo Di Berlino

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Originari di Fabriano, Lo Zoo Di Berlino opera in quel di Sermoneta ma con soventi incursioni a Roma. Ad onor del vero la loro musica e le loro collaborazioni li hanno portati un po’ in giro per tutta l’Italia e, dopo il disco “Stereocosmica” (disco nel link) inciso insieme ad Ivana Gatti, ora il trio, caratterizzato da batteria-basso-tastiere, propone un ottimo nuovo capitolo tra prog, rock funk dal piglio potente e tecnico intitolato “Resistenze Elettriche”, lavoro che vanta, nella metà del disco, la presenza del celebre tastierista degli Area Patrizio Fariselli. In questo lavoro infatti vengono ripresi alcuni temi della grande formazione milanese ma, nel nome dell’improvvisazione, la struttura base subisce ampie variazioni. Ci sono poi anche musiche del gruppo stesso e una bella rivisitazione di “Bella Ciao” tutta da ascoltare ad altro volume. Diventa necessario conoscere la storia e il pensiero de Lo Zoo Di Berlino con una bella chiacchierata assieme a Diego “Echo” Pettinelli, Massimiliano “Max” Bergo e Andrea “Shelving” Pettinelli.

Presentate, ancora a chi non vi conosce, il progetto Lo Zoo Di Berlino.
Siamo un trio rock strumentale, senza voce e senza chitarra.
Scriviamo, registriamo, missiamo e masterizziamo da soli ogni nostra produzione.

Come mai sceglieste, per rappresentarvi, proprio questo nome?
Ci siamo ispirati alla storia di Christiane F, che fu per noi uno spunto interessante, perché nel leggere da adolescenti la sua storia, trovammo dei punti di contatto col suo disagio del vivere (l’aspetto legato alla tossicità è del tutto marginale).
Nonostante lei vivesse a Berlino, grande Capitale europea (al netto delle sue contraddizioni) e noi in provincia, attraverso il suo sguardo sulla città notammo che vivevamo le stesse sensazioni: il vissuto di adolescenti tra asfalto, cemento armato, luci al neon, lampioni sgarrupati, parcheggi e casermoni prefabbricati abbandonati (le classiche cattedrali nel deserto, preda dei reietti della società). Il tutto condito da olezzi sparsi nelle zone periferiche, tra poli industriali e stazioni ferroviarie.
Una gioventù dunque, proprio come la nostra, abbandonata a sé stessa, senza un luogo di ritrovo, senza servizi, senza spazi, privi delle condizioni base per una qualunque prospettiva (per incapacità politica delle classi dirigenti, sia chiaro).
Per dei bambini è facile perdersi dentro certi meandri (diciamo questo non come giustificazione, ma solo per centrare il tema della riflessione).
La storia di Christiane rappresenta anche il perbenismo di facciata e l’uso strumentale che viene fatto dei giovani e della loro condizione (in questo il libro è molto più chiaro rispetto al film): giovani additate/i come merce avariata, salvo poi, di notte, ambirle/i a preda delle proprie perversioni.
Le musiche del film, ovviamente, ci folgorarono, anzi diremmo che ci hanno corrotto al punto tale da modificare il percorso della nostra vita, portandoci a trasformare la nostra passione in mestiere.
Pensa a Bowie, Fripp, Eno e Below tutti insieme appassionatamente per il brano Heroes…

Il vostro è un gruppo aperto a varie collaborazioni e quella più recente è con il celebre tastierista degli Area Patrizio Fariselli. Come è nato questo incontro?
Grazie ad Alessandro Papotto, che è stato il polistrumentista del BANCO DEL MUTUO SOCCORSO.
Frequentavamo i laboratori musicali con i musicisti del BANCO ed Alessandro sapendo della nostra passione anche per gli AREA e vedendo crescere il progetto embrionale del “Consorzio ZdB” (la nostra attuale società di produzioni e studio di registrazione) ci mise in contatto con Fariselli, perché a suo avviso poteva essere interessato a quanto stavamo mettendo in piedi.
Dobbiamo dire che fu lungimirante: nacque un sodalizio che dura da quasi 15 anni ormai (eravamo delle creature) ed è andato a finire perfino nei libri!

Il vostro ultimo lavoro è “Resistenze Elettriche”, un bel concentrato di rock prog e aperture funk. Perché la scelta di questo titolo?
Non era previsto questo album, stavamo lavorando sul secondo capitolo di RIZOMA-ELEMENTS e su POPS!, il nostro album tributo al rock italiano anni ’70.
Nel frattempo avevamo delle date programmate ed un mini tour in Emilia Romagna nei luoghi della Resistenza, organizzato dal MEI ed ANPI.
Abbiamo l’abitudine di registrare su multitraccia ogni evento per noi degno di nota, sia per documentazione, che per riascoltarci al fine di ragionare sul nostro suonato.
Al momento dell’ascolto delle tracce ci siamo resi conto che avevamo del buon materiale, cosa non scontata perché i concerti con Fariselli erano un esperimento di improvvisazione radicale sui temi degli AREA che dopo il riff storico poteva prendere pieghe inesplorate.
Valutata la qualità del live abbiamo deciso di condire l’album, con 4 brani inediti su cui stavamo lavorando che potevano completare il racconto, concept, del disco.
Volendo quindi omaggiare la Resistenza Italiana che ha battuto il nazi-fascismo lo abbiamo fatto con la nostra poetica, di musicisti elettrici.

Anche la copertina dell’album ha la sua importanza. Potete descriverla?
Non siamo affetti da “retromania”, anzi tutt’altro, siamo appassionati del modo di produrre del passato, che oggettivamente è molto affascinante. Ci piace dunque poter riproporre oggi un modo di produrre musica e confezionarla in modo più fisico ed artigianale. Quindi la cura delle copertine è come la musica o la scaletta dell’album, oltre che importante è un ulteriore mezzo espressivo.
Al nostro gruppo abbiamo tolto la voce e la chitarra, gli elementi di spicco delle band che comunicano in maniera molto più veloce. Recuperiamo altri mezzi espressivi per esprimerci al meglio.
Mauro Biani, vignettista illustratore autore dell’artwork, secondo noi, per il concept di questo album, era l’artista più indicato. Infatti ha centrato perfettamente il concetto: si tratta di una nonna, una partigiana (ma “rock”), che intreccia a maglia i fili spinati delle barricate, ma se si nota i fili sono 5 cinque, creando 4 spazi, proprio come un pentagramma.
La Resistenza l’hanno fatta i nostri nonni e noi nipoti possiamo solo celebrarla e mantenerne viva la memoria, a modo nostro.

I brani di questo album hanno strutture complesse. Potete raccontare la sua genesi?
Come abbiamo già detto la prima parte è dal vivo e volevamo sperimentare con un Maestro dell’improvvisazione il fare musica in modo più o meno estemporaneo. Quindi le strutture a cui tu fai riferimento sono molto libere: avevamo dei punti chiave, ingresso o uscita di un tema dove a turno lanciarsi nell’improvvisazione prendendosi il proprio spazio solista.
Mentre nella seconda parte ogni brano ha una sua formazione diversa: “De War Waiting” è un pezzo di musica futurista dove la sezione ritmica di basso e batteria è accompagnata dal Theremin e dagli “intonarumori” di Luigi Russolo. Abbiamo ripreso fedelmente la parte e l’esecuzione di pianoforte di Daniele Lombardi, artista della CRAMPS di Gianni Sassi, tra i massimi esperti di futurismo, ed abbiamo aggiunto basso, batteria e strumenti elettrici di inizio ‘900 per essere filologici.
Lo scenario bellico del ‘900 poi lascia il posto all’epoca contemporanea di “Control Freak”, un j’accuse alle guerre asimmetriche fatte su internet mediante troll militari e controllo dei social network.
In un album sulla Resistenza non potevamo non pensare alle donne. “Ganz Egal Marcela Lagarde” è un brano dedicato all’attivista politica messicana ideatrice del neologismo “femminicidio” in cui partecipa Christiane Felscherinow (meglio conosciuta come Christiane F) con delle outtake di sue vecchie registrazioni.
Chiudere il disco con una rielaborazione inedita e molto personale di “Bella Ciao!” ci sembrava la cosa più coerente da fare.

Il vostro precedente disco con Ivana Gatti invece era più pop. Come lavoraste in quella direzione?
In maniera del tutto naturale.
I meccanismi compositivi ed espressivi sono i medesimi: anche nella musica strumentale bisogna sempre pensare ad un racconto, una drammaturgia. Per delle canzoni, quando i testi sono già definitivi, il racconto è già strutturato. Per noi si aggiungono le parole, che facilitano la comunicazione ed il suono della voce per le melodie.
Cambiano dunque i nostri fraseggi o i timbri dei suoni per lasciare spazio alla voce, per la melodia e le parole, che devono essere sempre intellegibili e quindi l’arrangiamento deve lasciare lo spazio a tutto questo.
Ci siamo divertiti molto e siamo molto orgogliosi di quel lavoro.
Per noi la musica non ha confini. Non ci piace rimanere legati ad un genere, uno stile.

Nel cassetto dei vostri sogni c’è una collaborazione che vi piacerebbe realizzare e con chi?
Le collaborazioni sono sempre un momento di grande condivisione e le viviamo come un’opportunità per imparare. Il fare insieme è la nostra cifra: comunicare la forza del collettivo.
L’identità inoltre è un dono sociale: noi siamo quello che ci donano gli altri.
Ci piacerebbe fare qualcosa in un supergruppo… ad esempio con i CALIBRO 35 e MIKE PATTON! Eh? Che ne dici?

La vostra proposta trova difficoltà a trovare date dal vivo oppure avete creato un vostro circuito?
Situazioni in cui suonare ce ne sono tante.
Di certo la nostra non è una proposta mainstream. Siamo ben consapevoli che da alcuni contesti siamo esclusi a priori e che il circuito alternativo soffre sempre di scarsi budget, dunque carenza di spazi, strutture e tecnologie. Ma opportunità ce ne sono, le selezioniamo e ci stiamo aprendo anche all’estero.

Quali sono i progetti a cui state lavorando?
Siamo già a lavoro su 3 album distinti, di questi uno è un side project, per il quale sveleremo più avanti di cosa si tratta.
Anzi in realtà stiamo lavorando su 4 album: una tiratura speciale per il tour europeo alle porte ed altri 2 che sono il secondo capitolo della trilogia del Rizoma e l’album tributo al rock italiano anni ’70, che vede la partecipazione dei membri originali delle band omaggiate ed altri featuring.
Non ci facciamo mancare nulla.

Come si può acquistare e/o trovare il vostro album?
Si può trovare in qualunque negozio di dischi, negli store sul web e direttamente al nostro bandcamp:
https://lozoodiberlino.bandcamp.com/album/resistenze-elettriche

Gianluca Polverari