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13 gennaio 2016

Intervista a Rosanna Fedele

La vocalist Rosanna Fedele torna sulle scene con “Sogni Diversi”, il suo secondo lavoro discografico edito per l’etichetta indipendente Beta Produzioni. Il nome del disco “Sogni Diversi” evoca una condizione esistenziale che Rosanna Fedele ha urgenza di comunicare e condividere e lo fa attraverso la composizione di 12 brani di cui è raffinata interprete e autrice. Un lavoro che non nasconde, ma anzi rivela il suo mondo interiore, un viaggio intimo e spirituale che intraprende alla ricerca di se stessa. Un disco elegante dalle tinte in bianco e nero, nuovo ma classico al tempo stesso, in cui Rosanna Fedele, dà prova della sua tecnica vocale. L’incontro con il pianista Paolo Bernardi, è stato “fatale” per la riuscita di questo album a cui hanno preso parte Piercarlo Salvia al sax tenore, sax soprano, clarinetto, Giuseppe Talone al contrabbasso e Andrea Nunzi alla batteria e percussioni.

Rosanna Fedele ci racconti come nasce il tuo secondo disco “Sogni Diversi” uscito a Dicembre 2015 per l’etichetta indipendente Beta Produzioni?
Innanzi tutto ciao, e grazie per l’invito a parlarvi di questo progetto. “Sogni Diversi” nasce dal bisogno di espressione, di comunicazione, di condivisione. Ho cominicato a scrivere i brani subito dopo l’uscita del mio primo album, “What is it for”: ho sentito il bisogno di esprimermi in italiano; non bisogna mai dimenticarsi delle proprie origini. “Sogni Diversi” è principalmente un disco “espressionista”, corrente artistica a me più vicina. E’ il risultato di quell’irrefrenabile impulso di usare i mezzi a tua disposizione per lasciarti andare, creare, dire.

Come nasce la collaborazione con il pianista Paolo Bernardi che ha curato gli arrangiamenti dei brani? L’incontro con Paolo Bernardi è stato molto importante. C’eravamo conosciuti anni prima, avevamo condiviso serate live e suoi progetti. E’ stato da subito un rapporto basato su una forte stima e ammirazione reciproca. Quando ci siamo confrontati su questa nuova idea, un album originale, in italiano, jazz, ci siamo trovati subito d’accordo. Paolo ha una capacità creativa molto spiccata, è pieno d’idee, ed è risoluto, veloce, non perde tempo: io sono lo stesso e credo che sia stato fondamentale affinché il progetto procedesse velocemente. I miei brani erano pronti ma avevano bisogno di essere arrangiati. E Paolo, ha fatto molto di più. Sono bastate poche parole e il progetto si è sviluppato nella direzione giusta. Dare una voce alle sue meravigliose composizioni (Stella, Ladri di niente, Di me e Piccole emozioni) è stato, se possibile, anche più emozionante.

Particolarmente intensa è l’ultima traccia “Senza di Te” che ti vede al fianco dello straordinario pianista Riccardo Biseo che ne ha scritto la musica. Raccontaci qualcosa di più di questo brano.
Ho incontrato Riccardo Biseo nel 2010 quando cercavo un pianista per il mio primo disco. L’incontro con lui è stato umanamente e professionalmente molto importante, mi ha insegnato molto, gli devo molto. “Senza di te” è un brano che racconta molto senza dire tutto. Ognuno trova in questa canzone le parole giuste per raccontare la nostalgia per una persona che non ha più vicino. Credo che sia il motivo per il quale colpisce tutti: perché ognuno di noi ha una storia diversa nel cuore.

Cosa hai voluto trasmettere attraverso questi testi dal così forte impatto emotivo?
I testi per me sono emozioni. Quello che trasmettono dipende non solo da loro, da come sono scritti, ma dalle orecchie che incontrano. E’ un punto d’incontro a metà tra la canzone e l’ascoltatore: lì, in quel momento può succedere qualcosa A volte una canzone arriva nel momento giusto e sembra sia stata scritta proprio per te. Volevo che questi brani esprimessero dei sentimenti, ma sempre in maniera delicata. Stiamo attraversando un momento storico molto particolare, il mondo ci sta cambiando sotto gli occhi, i sentimenti sembrano svanire dalle anime delle persone che ci circondano. La musica, per me è tenermi stretta questi sentimenti, che mi fanno soffrire sì, ma che mi fanno anche sentire viva, mi danno la forza di reagire, di combattere per rendere il mondo un posto migliore. Questa è la mia musica, questo è il mio canto, un canto discreto, ma un canto che c’è.

Come sono nate queste canzoni?
Senza dubbio posso dire che tutte sono nate di notte. I brani di questo album suggeriscono spesso immagini notturne (una Roma Oscura, Passo dopo passo, Stella, Forse è così). La notte è il momento in cui la mia creatività prende forma. Di giorno è una creatività razionale, lavorativa, che deve andare in una direzione ben precisa, ma la notte non è così. La notte, con il suo silenzio, il suo tempo dilatato, mi dà modo di pensare, di riflettere, di sentire il mio respiro. La notte il telefono non suona, il traffico non interferisce nei suoni. La notte mi permette di lasciare andare a dormire tutte le preoccupazioni del giorno precedente, e di quelli che verranno: le responsabilità, le posso guardare da lontano, posso guadagnare tempo su di loro. La notte, con i miei sogni diversi, o “di versi”, dove tutto sembra più facile, dove sono libera, me stessa, creativa: sola.

C’è un brano a cui sei particolarmente legata?
Assolutamente si. Il brano “Una Roma Oscura”: l’ho scritta per l’omonimo film, “A Dark Rome” di Andrés Rafael Zabala , mio marito. In questo film sono stata anche la protagonista femminile. E’ un brano che nel tempo ha subito molte trasformazioni: nel film, arrangiata da Andrea Tosi, ha un sound effettivamente molto “dark”, con contaminazioni di musiche elettroniche. Arrangiata da Paolo Bernardi ha un sapore jazz contemporaneo. In pochi minuti racconta molto: atmosfere della nostra città, fantasia, ed evoca perfettamente le atmosfere thriller del film, che tra le altre cose ha riscontrato grande successo in vari festival internazionali, in Italia e all’estero.

Questo jazz” è caratterizzato da un nerboruto sound modale, “Vado via” invece è personalizzata da una disinvolta andatura swing, fino ad arrivare all’impalpabile e malinconico dondolio, di sapore impressionistico in“ Vento e Pioggia”. Sonorità dal sapore squisitamente jazz, ma non solo. Come definiresti questo album? Lo definirei con un sinonimo di quello che hai appena detto: vario. Questo album è un contenitore: contiene dodici brani ognuno dei quali scritto in un momento speciale, per raccontare qualcosa di speciale. Questo ha reso ognuno di loro un brano complesso e con una propria definita personalità. Non c’è un brano più importante di un altro.

Quali sono i tuoi riferimenti musicali?
Spazio fra vari generi, ma devo ammettere che ho bisogno spesso di ascoltare musica che mi dia modo di riflettere, pensare, commuovermi. Il jazz rimane il perno intorno al quale gira tutto. In casa nostra, però, si spazia molto: rock quando si cucina, classica quando si studia, tangos argentini.

Come nasce la tua passione per la musica e per il canto?
Sono cresciuta commuovendomi con la voce di Ella Fitzgerald, di Billy Holiday, con le note malinconiche di Chet Baker. I film musicali di Fred Astaire, Gene Kelly e i balletti in acqua Esther Williams mi facevano intendere che la vita in musica, e le parole non dette ma cantate, potessero rendere la vita più bella. Ho cantato sempre, sin da piccola, conoscevo a memoria tutti gli standard possibili. Ho cominciato a studiare a vent’anni, quando ho cominciato a lavorare e potevo perciò pagarmi qualche lezione. Prima sarebbe stato impossibile. Lo studio della musica è fondamentale. Ho avuto insegnanti italiane e straniere che mi hanno dato tanto ed insegnato che non si deve mai smettere di studiare, di aggiornarsi, ci sono sempre nuovi traguardi da superare e cose da imparare.

Quali sono gli artisti che di oggi che ami di più?
Questa è una domanda alla quale faccio sempre fatica a rispondere. Attualmente non ho musicalmente grandi “amori”. Però ci sono cantanti come Bjork, Rachelle Ferrell, Annie Lennox, che ho seguito molto, così diverse tra loro, ma tutte piene di creatività, con delle voci spettacolari. E Amy Winehouse che ha lasciato un vuoto immenso: lei m’ ispira molto: un talento fantastico, una scrittrice geniale e allo stesso tempo una donna molto fragile. Per quanto riguarda la musica italiana ho seguito molto Rossana Casale, sin da piccola. Ha scritto e cantanto canzoni molto intense, lei è stata per me il giusto compromesso tra la musica contemporanea e le sonorità jazz alle quali non riuscivo proprio a rinunciare.

Cosa rappresenta per te “Sogni Diversi”?
Oggi rappresenta uno specchio, nel quale mi riconosco. Nel quale riconosco la mia tenacia e la mia capacità, tra varie difficoltà, di ottenere ciò che desidero attraverso il lavoro mio e delle persone che mi sono vicine. Rappresenta anche un altro punto di partenza dal quale intraprendere una nuova strada per raggiungere un nuovo obiettivo. Perché l’unico modo per essere vivi dentro è non fermarsi mai, guardare sempre oltre, e soprattutto non dire mai “non ho tempo”.A chi chiede dove trovo il tempo per dedicarmi con successo a tutte le cose che faccio, rispondo che il tempo c’è. Ed Io ho solo imparato a usarlo tutto.

Andrea De Marte

 

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