King Crimson live Cavea Auditorium Roma 22 luglio 2018 il Report

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Si è tenuto il 22 luglio scorso il primo dei due concerti dei King Crimson presso la Cavea dell’Auditorium Parco della Musica.
I King Crimson sono forse il progetto più prolifico e duraturo nato nella cosiddetta stagione del rock-progressive che va dalla fine degli anni 60 al 1975.

Una delle caratteristiche del gruppo, grazie all’inflessibile leadership di Robert Fripp, è stata, per lungo tempo, la capacità di rinnovarsi e di determinare nuove direzioni alla propria musica. A fronte dell’ultimo scioglimento “programmato” i KC si sono ricostituiti senza Adrian Belew che tra il 1981 ed il 2009 ha sempre ricoperto il ruolo di voce solista e chitarrista, oltre che di autore di tutti i testi, sostituito dal 2013 con Jakko Jakszyk (Michael Lee Curran).

Questa scelta ha determinato alcuni cambiamenti: il più evidente è nella scelta del repertorio, che oggi esclude praticamente tutti i brani cantati da Belew a favore di un recupero del repertorio più vecchio, quello degli anni 70, in origine eseguito da Greg Lake, Boz Burrell e Da John Wetton.
Jakko Jakszyk, infatti, proviene dalla tribute band “21st Century Schizoid Band”, che vede la presenza di ex-membri dei vecchi Crimson, specializzata proprio nel repertorio degli anni 70.
Pur rinforzato negli arrangiamenti da un trio batteristico d’eccellenza composto da Pat Mastelotto ,Gavin Harrison e Jeremy Stacey il materiale che i King Crimson stanno eseguendo è frutto del recupero dei grandi successi anni 70, con qualche piccola eccezione.

La formazione si presenta sul palco con un posizionamento fisico originale, le batterie come front line verso il pubblico e gli strumenti armonico melodici in seconda fila.
I tre batteristi indubbiamente riescono a creare colori e tensioni continue rivitalizzando ritmicamente brani che ormai hanno il peso di quasi 50 anni di età.

Il concerto è aperto proprio dai tre percussionisti che dopo una sequenza di soli tamburi introducono al secondo pezzo, la strumentale “Neurotica” (da “Beat”, 1982), un brano acido e intricato tipico del periodo con Belew.

Di questo periodo nel corso del live sono stati riproposti anche altri brani prevalentemente strumentali, come una versione di “Discipline” e una di “Indiscipline” (da “Discipline” 1981), nella quale la melodia vocale realizzata da Jakko faceva rimpiangere l’assenza dell’eclettico chitarrista-cantante originario.

Ma indubbiamente il pubblico ha apprezzato le versioni live di brani che per decenni è stato possibile ascoltare solo attraverso i dischi, non essendo state più incluse nelle scalette dei live dalle formazioni VI e VII dei King Crimson (attualmente siamo alla VIII) come la mitica “The Court of the Crimson King”, “Moonchild” (da “In the Court of The Crimson King” 1969) oppure la meditativa “Peace: an end”, il ruggente blues disparo di “Pictures of a City” o la suadente “Cadence and Cascade”(da “In The Wake of Poseidon”, 1970) .

Il secondo Set ha raggiunto il suo apice attorno alla mitica “Epitaph” (da “In the Court of The Crimson King” 1969) , la sognante “Cirkus” (Da “Lizard”, 1971), una cattissima e sincopata “Larks Tongues in Aspic part 2” e una versione dirompente di “Easy Money” (da “Larks Tongues in Aspic”, 1973) con una brillante improvvisazione collettiva e in conclusione un’ epica versione di “Starless” (da “Red”, 1974), uno dei brani più emblematici della produzione crimsoniana, reso celebre anche dalla lunga costruzione strumentale in cui la chitarra esegue una sola nota lancinante.

La scaletta, pur avendo ormai dei pezzi consolidati, che ritroviamo nei numerosi dischi dal vivo proposti da Fripp dalla ricostituzione del gruppo, ha riproposto anche brani inattesi, come il magnifico bolero jazzistico “Bolero: The Peacock’s Tale” (Da “Lizard”, 1971) e come unica concessione ad una composizione recente elaborata dall’attuale formazione, “Meltdown”.

Il bis ovviamente è stato affidato a “21st Century Schizoid Man” (da “In the Court of The Crimson King” 1969) acclamato da un standing ovation del pubblico di Roma. Il solito rigoroso divieto di fotografare e riprendere ha obbligato gli spettatori a una religiosa concentrazione sul contenuto musicale, proposto su un palco sobrio, senza effetti visivi, fumi o luci, con il rigore di un’orchestra.

Alex Marenga

Line up

Robert Fripp – Guitar
Jakko Jakszyk – Guitar, Vocals
Mel Collins – Saxes, Flute
Tony Levin – Basses, Stick, Backing Vocals
Pat Mastelotto – Acoustic And Electronic Percussion
Gavin Harrison – Acoustic And Electronic Percussion
Jeremy Stacey – Acoustic And Electronic Percussion, Keyboards
Bill Rieflin – Mellotron, Keyboards, Fairy Dusting

Set List

Hell Hounds of Krim
Neurotica
Peace: An End
Pictures of a City
Cadence and Cascade
Radical Action
Radical Action II
Level Five
Moonchild
Bass & Piano Cadenzas
The Court of the Crimson King
Indiscipline
Second Set
Devil Dogs of Tessellation Row
Discipline
Suitable Grounds for the Blues
Cirkus
Lizard
Bolero: The Peacock’s Tale (Bolero only)
Epitaph
Easy Money
Larks’ Tongues in Aspic, Part Two
Starless
21st Century Schizoid Man