Roma Suona

la batteria
22 gennaio 2015

La Batteria: quel sound anni 70

Uscirà il 26 gennaio in Italia, U.k. Usa, Francia,  il primo disco dei “La Batteria” formidabile band romana composta da quattro talenti capitolini.

Line Up: Emanuele Bultrini – Guitar, David Nerattini – Drums, Paolo Pecorelli – Bass, Stefano Vicarelli – Keyboards.

Prologo:

Ma “La Batteria” era anche la definizione di gruppo o banda criminale all’epoca della malavita romana negli anni 70, nasceva per scopi illegali, rapine, sequestri, furti ecc.. dopodichè si scioglieva; emblematica la ricostruzione prima sul film “Romanzo Criminale”diretto da Michele Placido nel 2003, poi ancora più specifico nella serie televisiva diretta da Stefano Sollima nel 2008.

La struttura formale di batteria era ampiamente impiegata nella mala romana storica, lo stesso Franco Giuseppucci, Er Negro, inizia la carriera criminale che lo porterà ai vertici della banda della Magliana, facendo parte di cosiddette batterie di rapinatori dell’area Trullo/Magliana.

Con un nome del genere il gruppo rievoca inevitabilmente anche nel naming l’atmosfera del noir italiano degli anni 70 al quale si rifà anche musicalmente.

Da alcuni anni il suono cinedelico italiano, all’estero identificato ormai come un vero e proprio genere musicale autoctono detto “italian soundtracks”, è un vero e proprio oggetto sonoro di culto.
Oltre all’inevitabile ristampa delle colonne sonore dei grandi autori delle colonne sonore del cinema di genere degli anni 60-80, Ennio Morricone, Armando Trovajoli, Guido e Maurizio De Angelis, Franco Micalizzi, Stelvio Cipriani, Bruno Nicolai, Alessandro Alessandroni, i Marc 4, i Goblin etc etc, anche le library di sonorizzazione prodotte in quegli anni cosi prolifici sono state recuperate.
Ovviamente questo ha dato spazio ai compositori di quei temi per riproporsi al grande pubblico dopo oltre trent’anni, vedasi l’esperienza della Big Bubbling Band di Franco Micalizzi, il tutto anche scatenato e incoraggiato dalle irruzioni di Quentin Tarantino nel cinema di genere italiano del quale riutilizza ampliamente i materiali sonori.
Compaiono inoltre da una quindicina d’anni anche rivisitazioni di varia natura e remix dei temi degli “italian soundtracks”, omaggi di vari artisti che riportano elementi del suono italiano all’interno di vari generi musicali contemporanei.

Il disco:

Quello della colonna sonora è un genere nel quale gli autori italiani sono stati riferimento planetario fino al collasso della macchina produttiva cinematografica italiana begli anni 80, che ha devastato quantitativamente e qualitativamente il nostro cinema.
L’operazione effettuata da “La Batteria” è però di natura diversa, rispetto a quanto citato, il gruppo romano recupera il “sound” di quelle colonne sonore, in particolare del funk-rock, del poliziottesco e non le composizioni che sono originali.
Non si tratta quindi di un’operazione di mero covering dei temi dei compositori di quegli anni, risuonati con un sound simile, ma con risultati meno efficaci, ma si tratta di un recupero dei timbri, degli arrangiamenti, delle forme, dei suoni, degli strumenti degli anni 70 cinedelici e poliziotteschi applicati a composizioni proprie.

Come citano le note del gruppo “nato proprio come album di library per conto dell’editore Romano Di Bari e la sua Flipper Music (casa di etichette culto come Deneb e Octopus) e masterizzato negli storici studi Telecinesound di Maurizio Majorana, bassista de I Marc 4”, il disco si riappropria della freschezza e della potenza sonora del funk italiano di quei film.
Il brano “Chimera” apre l’album con un tema melanconico di clavicembalo che ricorda le melodie minori di Bruno Nicolai e Stelvio Cipriani, su un arpeggio di chitarra acustica, sul quale entra un organo Hammond C3.
La melodia raddoppiata da una chitarra col phaser su una tessitura arpeggiata si evolve su una struttura che mi rammenta il tema epico, quasi barocco, di “La Polizia ha le Mani Legate” di Cipriani.
Decisamente più rock “Vigilante”, che si apre con un riff di chitarra col fuzz, sul quale entrano organo e celesta che aprono verso una chitarra funk con il wah, ci riporta verso i Goblin di “Squadra Antigangster”. Il brano si sviluppa con un obbligato “micalizziesco“che apre su un tappeto sweeppante di synth analogici sul quale si erge la corsa finale di chitarra distorta e Hammond. “Scenario” utilizza un riff ternario di basso all’unisono con la mano sinistra del pianoforte, combinazione tipica del poliziottesco morriconiano, tema di chitarra fuzzata in una stanza di reverbero molto 70s, il suono dell’organo sembra stavolta farfisiano.
Una bassline micalizziesca apre invece “Formula”, che si appoggia ad una cassa dritta molto funk della batteria, il brano ha un tema dilatato di chitarra e mini-moog, sorretto da un clavinet e raddoppiato da un secondo “synth thereminoso”.
Molto funk lo sviluppo del brano, quasi dance, bellissimo l’assolo di Fender Rhodes al centro del pezzo che si chiude sul giro di sequencer analogico che si spegne sulla chiusura del filtro del synth. “Viceversa” si apre con tema di mano sinistra del piano e basso, che si apre su un funk alla fratelli De Angelis. mentre “Manifesto” ha una struttura molto varia, è un brano in cui convergono vari momenti con riferimenti diversi. Partendo con un’intro con un fischiato alla Alessandroni e chitarra acustica si tramuta in un funk serrato stile “Italia a Mano a Armata”, al quale alterna un tema vocale che diviene poi l’epicentro del brano. “Dilemma” altro tipico tema da film noir porta verso “Espresso” traccione funk-rock con un tema liquido di Minimoog.
“Incognito” sorprende con un tema di fisarmonica che a metà della sua estensione si miscela a un melodia di sintetizzatore, “Scenario 2” ci porta verso “Zero” il brano più aggressivo del disco, degno di un inseguimento di Maurizio Merli. “Persona Non Grata” chiude il disco, riprendendo il gusto “ciprianesco” per gli arpeggi neobarocchi e i temi di chitarra dilatati.

“La Batteria” fa largo uso di strumenti “vintage” per poter recuperare le timbriche impiegate nella colonna sonora degli anni 70, dal Minimoog al Mellotron, e anche l’effettistica delle chitarre utilizza soluzioni e suoni tipici del periodo.
La padronanza e il controllo di questi strumenti rende l’operazione credibile e convincente, ma indubbiamente si regge su composizioni interessanti e che pur costellate di innumerevoli riferimenti risultano essere davvero personali.

Amptek” Alex Marenga

 

La copertina del disco

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