Laraaji e Massimo Amato live @ Chiesa evangelica metodista 24/03/2019

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Laraaji opening Massimo Amato, 24/03/2019 @ Chiesa evangelica metodista, Roma

Ascolti, un nuovo format di organizzazione di eventi, dalla compagine e immagine allo stesso tempo giovanile e misteriosa, come primo evento si è di certo fatto notare riportando a Roma una grande personalità della musica ambient, Laraaji, scegliendo una location di sicura efficacia acustica e volendo capace di suggestioni trascendentali (anche per una laica come me, che in genere non trova un prato o una piazza meno coinvolgente di una chiesa).

Noi non poco – e non pochi – fortunati che ci siamo garantiti l’ingresso prima del sold out, beneficiamo di una sensazione di grande spazio, che accoglie il nostro vagare e le nostre chiacchiere nell’attesa, e tutto lo spazio tra le curve delle colonne e dell’abside e a salire sulle vetrate colorate sembra vibrare in attesa dei suoni che ben presto arrivano.

Prima di Laraaji però siamo catturati dal bel set di Massimo Amato ai piedi del palco, che lo circonda come una curva di memoria che va da strumenti moderni a quelli provenienti da contesti assai lontani nello spazio e nel tempo.
Oltre alla bellezza visiva e sonora dell’Armonium, spicca la presenza di un Santur persiano, strumento ci spiega Amato all’origine della musica araba, 72 corde che vengono percosse con energia e grazia.

Decisamente più consueta e domestica appare la tastiera Roland, che il nostro artista utilizza però spesso con efficacia emotiva e compositiva, per passare poi al centro di tutte queste trame invisibili ad annodarne i fili tra gli elementi, con ritmi moderni sintetizzati che legano il tutto anche con un certo divertimento ed ironia.

Volata questa mezz’ora che fa auspicare altre e frequenti possibilità di vedere dal vivo questo artista (e nel frattempo di certo ci si promette di ascoltarne i dischi, di cui uno di prossima uscita), si prepara Laraaji, sia lui che l’altare addobbati di rosso e di fiori (immagino con valenze simboliche specifiche), alle spalle un gong bello come il sole, e sul tavolo soprattutto, come elemento centrale, la sua cetra modificata ed elettrificata (il palco è quasi troppo alto per vedere bene, ma ha pubblicato uno schizzo dell’allestimento che alla fine mostra soprattutto la semplicità di esso).

L’apertura è un’immersione in suoni di delicatezza acquosa, da sentirsi quasi liquefare il pavimento dove siamo seduti.
La voce cade in spirali come una piuma, fino a posarsi sul fondo della musica
I testi sono poco più che accenni, per lo più sono vocalizzi, halleluja, risate…
sembra quasi cercare dei “campioni”, degli esempi di umanità in frammenti da lanciare nello spazio, quello che accomuna la nosta specie nelle latitudini e nel tempo.

L’uso della risata su cui Laraaji ha studiato e lavorato molto mi ha colpito soprattutto in questo senso, come elemento proprio dell’umanità ma anche direi trascendente (bisogna sollevarsi da se stessi per ridere, e pensiamo anche alle molte sfumature del termine “spirito”).
La risata sembra essere per la voce umana quello che è il suono dell’acqua per la musica, una specie di vibrazione primaria alla radice di tutto.

La ripetizione circolare di questi elementi e frammenti si interrompe solo ogni tanto per lasciare spazio al gong, non percosso ma fatto vibrare, scrutato e sondato come un occhio spalancato sull’universo, con attenzione e deferenza, con un risultato affascinante unificante e pervasivo.

Certo un incontro con la musica non fruita come un prodotto o una distrazione da se stessi, ma che chiede di insinuarsi nell’esperienza quotidiana, in quello che ha allo stesso tempo di semplice, ripetitivo, ma universale (almeno come ricerca o aspirazione).

Un’esperienza volutamente meditativa, di impatto morbido ed accogliente, vissuta bene con disponibilità e agio dai presenti (sala affollata, persone concentratissime), anche noi mi è sembrato fossimo rappresentanti di un’umanità piuttosto varia per età e provenienza, un incrocio di diversità che risulta sempre interessante.

Sembra riuscire quindi l’intento di Ascolti di “esplorare la dimensione del suono facendo dialogare persone, spazi e realtà”. Si consiglia vivamente di tenerli d’occhio sui loro social, perché stanno preparando un secondo appuntamento invitando Andrea Centazzo che ci porterà in un viaggio a dir poco “spaziale”.

Alessandra Dotto

foto: Ascolti