Leeroy Thornhill live @ Rising Love

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Il Gigante, in tutti i sensi. Quando arriva al Rising Love per il soundcheck,

dopo i primi grandi sorrisi elargiti senza avarizia tutti capiamo subito che l’altezza di Leeroy Thornhill è proporzionale alla sua simpatia e semplicità. Provando l’impianto lancia subito due bombe effettando “Give out but dont’t give up” dei Primal Scream ,che avevo inserito come sottofondo.

Quando Leeroy riappare intorno a mezzanotte il club è pieno, l’atmosfera e l’acustica del locale sono perfette. Dopo il pre – set della sottoscritta, si susseguono i live di Zero Eq, Cybernova, i giovani virtuosi Noize Panters , e i potenti e impeccabili Back to Rave, sul ritmo dei quali fluttuano solo mani alzate.

Intorno alle 2, Leeroy Thornhill sale in consolle (il Gigante ha trascorsi di ballerino e si vede). Inizia due ore di dj-set potentissimo, il più travolgente a cui io abbia assistito finora. A differenza di altri djs-cult visti all’opera Leeroy ha l’attitudine di un performer di dance hall, di quelli che coinvolgono il pubblico senza mai risparmiarsi , e a cui il pubblico risponde non risparmiandosi a sua volta. Non sembra di assistere ad un classico dj set ma di essere alla festa più divertente a cui siete mai stati. Leeroy Thornhill è nero e si sente, si sentono i riferimenti alla cultura inglese nera e punk degli anni ’80, che conferiscono un eclettismo non comune al suo set. Se Thornhill ha fatto da warmer up ai concerti dei Primal Scream, Chemical Brothers , Beastie Boys un motivo ci sarà.

Che nessuno s’offenda, ma nulla a che vedere con i soliti piattumi di alcuni dj dance. Un viaggio pieno di reminders e mesh up impastati di break beat pesante e hard dance, animata da suoni grassi e distorti dalle chitarre di pezzi inequivocabili. Non c’è nulla di scontato, anche i pezzi dei Prodigy più attesi (la pista esplode su Omen, Smack my bitch up, Vodoo People) sono distorti e inaspettatamente posizionati tra remix fantastici di pezzi rock (song 2 dei Blur,), grunge (Nirvana mixati con i Black Sabbath) per poi ripiegare inaspettatamente su Diplo e Justice vs Simian.

Leeroy trasmette tutta la sua energia: canta, balla e soprattutto sorride sempre. Mai un momento di stanca, il set scorre rapido e tiratissimo perché a lui piace la gente che suda e si scatena. Soprattutto, Leeroy non annoia mai. Si ferma e cambia il ritmo spesso, non ama rimanere troppo a lungo su una stessa dinamica musicale ma passa agilmente dal dubstep al rock al drum’n’bass al breaksound.

Mi spiega nel backstage che non gli piace mantenere mai un ritmo uguale ad un altro. Il limite che ancora vede in Italia è l’essere troppo ancorata alla dinamica della musica electro – house, troppa cassa dritta e ritmi regolari. Quando torno in consolle per dargli il cambio in chiusura, la sua energia positiva si trasmette e sconfigge la mia inevitabile ansia da prestazione. Il suo epilogo su Could you be loved di Bob Marley è quasi commovente. Penso che, se dopo questa sbaglio, sono finita. Niente paura c’è Leeroy. Mi dice che la cosa peggiore dei djs italiani è il fatto di suonare con il capo chino; il suo consiglio è dimenticarsi “semplicemente” che è lui ad aver suonato prima di me. Ti sembra facile Leeroy? E invece funziona, la pista non smette un minuto di ballare ed acclamare esaltata fino all’accensione delle luci. Grazie Leeroy. L’era della cassa dritta, dei djs a capo chino e della spocchia in consolle è finita.

Sara K