Le Luci Della Centrale Elettrica – Costellazioni

0
727

Ci sono artisti che sono il vanto dei circuiti underground più snob che poi voltano subito le spalle a quel nome che nel frattempo sta ricevendo sempre maggiori consensi da un più largo pubblico.

Vasco Brondi, aka Le Luci Della Centrale Elettrica, è un classico esempio di come inizialmente  si può essere osannati dai blog “ultra carbonari” salvo essere poi denigrati nelle sue successive produzioni in verità molto dense.

“Canzoni da spiaggia deturpata” (2008) e “Per ora noi la chiameremo felicità” (2010) si sono rivelati lavori appassionati, sanguigni in cui Brondi interpretava i suoi non convenzionali testi con enfasi e pathos, su basi acustiche e crescendo più urlati che forse alla lunga tendevano ad essere un pò ripetitivi ma comunque efficaci.

Incidere però un terzo album sempre con la stessa formula probabilmente avrebbe significato copiare sé stessi senza aggiungere nulla di nuovo a quanto già espresso nei precedenti lavori.

Ed ecco allora che Brondi, ora trentenne, propone un disco dalla gamma sonora più vasta che, pur non tralsciando la formula ballata insofferente, aggiunge una vena più rock e anche elettronica alle sue nuove composizioni inizialmente nate con qualche strumento, computer e voce e poi rivisitate con una vera band.

Ma come è questo nuovo “Costellazioni”? I testi di Brondi sono sempre un gioco di metafore e di bambole russe, ricche di immagini che si moltiplicano una dentro l’altra, creando un immaginario d’insieme sempre desolato fatto di ricordi, osservazioni su singole sensibilità di provincia, con un viaggio che attraversa numerose città e nazioni citate in molte tracce del disco.

A livello sonoro lo sforzo di andare oltre quanto già fatto in passato è apprezzabile seppur il risultato finale non sempre riesce  a smuovere veramente l’anima e i sentimenti come in precedenza poiché alcune scelte melodiche suonano ancora un pò acerbe, facendo giudicare “Costellazioni” come un album di transizione comunque dalle buone premesse.

Gianluca Polverari