Principe Libero la recensione del film su Fabrizio De André

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Fabrizio De André – Principe Libero, è forse il film che non ti aspetti. O il film che vorresti fosse fatto proprio così, dipende dai punti di vista.

Ed è strano pensare che in realtà è un progetto pensato per la televisione, una mini fiction targata Rai, perchè rapportarsi con De André vuol dire avere il coraggio di misurarsi con la sacralità della massima espressione del cantautorato italiano. Della cultura più alta. Punto.
Ed invece.

Invece succede che per tre ore buone rimani incollato alla poltrona del cinema ( o di casa, quando questo “piccolo” capolavoro verrà trasmesso in tv il 13 e 14 febbraio ), perchè sullo schermo rivivono le sembianze assolutamente perfette di Faber, interpretato da uno strepitoso ed indiscutibilmente credibile Luca Marinelli.

Rappresentato , come preferisce sottolineare l’attore. Ma talmente perfetto da trarre in inganno persino sulle parti vocali, cantate in modo encomiabile.

E’ lui? E’ De André ? Ed allora (ri)eccolo Faber, lo (ri)vediamo con la perenne sigaretta accesa tra le dita, il bicchiere di whisky sempre pieno e sempre vuoto, la sua complessità,la sua fragilità, il tormento dell’uomo che voleva essere libero ma che non riusciva ad esserlo davvero, fino in fondo. La sua chitarra , il ciuffo sulla fronte. La schiena curva sul palco.

Perchè questo film ci racconta della parte più sincera e privata del Fabrizio uomo, indole inquieta e spirito goliardico , un omaggio sentito e doveroso alla sua inarrivabile umanità, lasciando come contorno l’artista ed il percorso della sua carriera ed in sottofondo le sue canzoni a rimarcare avvenimenti fondamentali della sua vita (come per la morte di Tenco, come per la separazione dalla prima moglie Puny).

E’ un viaggio che parte dall’infanzia , del giovane De André che percorre le maestose e conflittuali mura borghesi della casa paterna, così lontane da quelle più familiari e confortevoli dei caruggi, della città vecchia, delle taverne fumose condivise con l’amico fraterno Paolo Villaggio ( altro encomio per l’interpretazione di Gianluca Gobbi ), delle notti che scivolano e sfumano nei comodi letti di prostitute che per un attimo ti scaldano il cuore.

Sono gli anni in cui cresce il rifiuto delle regole e del concetto di autorità, la lotta con se stesso per decidere cosa non essere, più che cosa essere.

Il rapporto conflittuale con il padre (ottimamente interpretato da Ennio Fantastichini), nonostante tutto figura imprescindibile della sua vita.

Gli anni in cui nobilita gli ultimi, i disperati, gli sconfitti , donando loro la dignità negata con perle di canzoni che sono pura poesia.

Gli incontri. Con Tenco, altra malinconica figura della Genova di quegli anni, con l’anarchia. Le donne. Soprattutto le sue due donne della vita. La prima moglie, Puny, alto borghese come lui, che ne ha condiviso i primi percorsi della carriera, supportandolo e accettandone assenze e tradimenti.

Per salvaguardarne l’immagine. Per debolezza. O forse solo per amore. E poi Dori Ghezzi, la collega di estrazione proletaria e dal carattere dolce e deciso.

Il grande amore della sua vita. Lei al contrario non accetta l’assenza del concreto, di un legame vissuto come per finta, vincolato in quella vita in cui De Andrè rischiava di finirci dopo aver cercato di sfuggirci da sempre. Si separano, ma non per troppo.

Quanto amore per Dori . ” io non canterò mai di te, perchè io i miei personaggi li cambio nelle canzoni. e tu devi restare così come sei ” le dice una notte, prima che gli occhi si chiudano di sonno e di amore.

Vivranno insieme l’esperienza terribile del sequestro nell’agosto del 79, in Sardegna , dove si erano trasferiti . Lì sognavano di raggiungere quella libertà estrema, libertà dalle convenzioni, solutidini e silenzi che poi si trasformavano in improvvise tavolate, canzoni e allegria.

Dalla sala si esce con la consapevolezza di aver ricevuto in regalo un ritratto lontano dall’ovvietà, dall’esaltazione del mito fine a se stessa o dell’elogio all’artista.
E’ scontato invece domandarsi cosa avrebbe cantato ,oggi che siamo circondati dal nulla socio-politico.

Quale meraviglosa perla avrebbe scritto per raccontare ancora di ultimi, dei dimenticati.
Oggi come ieri.
Ciao Faber.

Margherita Pagnano

“io sono un principe libero ed ho altrettanta autorità di fare la guerra al mondo intero quanto colui che ha cento navi in mare ” . SamuelBellamy
-note di copertina dell’album “LE NUVOLE”

Fabrizio De Andrè-Principe Libero
regia : Luca Facchini
con Luca Marinelli, Valentina Bellè, Elena Radonicich, Davide Iacopini, Gianluca Gobbi, Ennio Fantastichini