Sigilli all’aula studio del CS Auro e Marco di Spinaceto

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Prosegue senza sosta la chiusura da parte del commissario Tronca, di spazi sociali nei quartieri della periferia di Roma.

Proprio la scorsa settimana, decine di migliaia di persone avevano manifestato per le vie della città protestando contro l’assurdo annientamento di spazi di socialità nei quartieri della periferia capitolina.

Pubblichiamo il comunicato che appare sulla pagina facebook della comunità Auro e Marco.

“La polizia municipale si è presentata questa mattina presso l’aula studio autogestita di Auro e Marco per apporre i sigilli. Ha prima minacciato e poi allontanato i pochi studenti presenti in quel momento. Le operazioni sono ancora in corso. Tutti i materiali e i computer presenti all’interno sono stati sequestrati.

Dei centinaia di spazi minacciati dalle letterine del commissario Tronca si tratta del primo che subisce effettivamente uno sgombero. Mentre la città continua ad essere allo sbando – con lavoratori senza stipendio da mesi, il risultato del referendum sull’acqua tradito, nuovi tagli al welfare e ai servizi – la preoccupazione del Commissario è di chiudere luoghi di aggregazione e di produzione culturale.

Ha scelto di iniziare da una periferia, da Spinaceto, da uno spazio sociale che – come abbiamo raccontato nella puntata di “Fuori Mercato” Auro e Marco, un’oasi a Spinaceto – costituisce l’unico punto di riferimento per i giovani del quartiere nel deserto prodotto dalle istituzioni. L’aula autogestita di Auro e Marco era aperta quotidianamente, dalla mattina alla sera, più di qualsiasi aula studio pubblica. Era frequentata da decine di studenti, che la autogestivano. Ed era anche il luogo in cui si teneva una scuola popolare per i bambini della zona, alcuni segnalati dai presidi delle scuole pubbliche.

Quello che è successo questa mattina è una vergogna. La parte sana di questa città deve schierarsi e prendere parola a sostegno degli attivisti di Auro e Marco. Lo sgombero arriva pochi giorni dopo la grande manifestazione in cui oltre 20mila persone hanno detto pubblicamente di stare dalla parte degli spazi sociali e di opporsi all’idea di città disegnata dal governo Renzi per il tramite di Tronca.

Se la gestione commissariale crede di non dover rendere conto agli abitanti della città si sbaglia di grosso. “Roma non si vende” e “decide la città” non sono solo due slogan, ma un programma di lotta per resistere e reagire collettivamente alle provocazioni dell’amministrazione. Non è questa la fine della storia.”