Suuns + Mai Mai Mai live @Monk 29 marzo 2018 il report

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suuns live Monk
suuns live Monk

In apertura della serata, su quello che da un po’ di tempo è il “palco piccolo” del Monk, dove possiamo circondare da vicino artisti che spesso meritano di essere abbracciati idealmente e fisicamente, l’affascinante performance di Mai Mai Mai, progetto solista che integra elettronica, droni, suoni ambientali e visuals misteriosi, belli e immaginifici, suoni che alludono a viaggi insieme esteriori ed interiori, e offrono sempre un’esperienza significativa e rigenerante, cosa tra l’altro già ammirata in precedenti live, che non risultano mai ripetitivi per quanto si possano ribadire.

Affiancato allo schermo dove scorrono i video, celato da un cappuccio e appena illuminato da una candela, tiene legato a sé un già folto e attentissimo pubblico fino all’ultima nota.

Al suo terzo album nel 2016, si segnala per lui attualmente la collaborazione con Go Dugong e Gnod per i rispettivi album in uscita, nonché ulteriori live che si consiglia sempre di tenere d’occhio.

I Suuns si preparano poi in breve sul palco grande, senza grandi fronzoli attaccano con brani dell’ultimo “Felt”: “Look no further”, poi “X-alt”. Sembrano quasi timidi sul palco, concentrati sugli strumenti, i volti in ombra e pochissime parole al di fuori delle liriche.

La voce onirica, straniante, la extra-vaganza di questa dalla base strumentale di chitarre distorte, rumorismi, elettronica, crea un effetto di spaesamento. Anche le luci sembrano contribuire bene al risultato psichedelico e rendere indistinte le individualità dei musicisti. Sembra quasi che più che interagire e dire qualcosa di sé, presentarsi o intrattenere, ai Suuns interessi puramente eseguire la propria musica, consci dell’effetto che sa produrre.

Infatti continuando con “Watch you, watch me” e “Baseline”, sempre da Felt, siamo sempre più coinvolti, ondeggiamo ipnotizzati, io mi sento allo stesso tempo unita con gli altri in queste sensazioni corporee, e tuttavia molto concentrata e presente alle mie emozioni.

suuns live Monk 2
suuns live Monk 2

Dai brani “Instrument” e “Translate” del precedente album “Hold/still” è evidente come già due anni fa era ben realizzata e rodata questa capacità di usare la ripetitività, l’ossessività per creare quasi un effetto di trance, in cui irrompono a sorpresa elementi divergenti e come un colpo gentile ma irresistibile sulla fronte ti fanno sprofondare all’interno e all’indietro, come una porta che si spalanca nel muro cui ti sei appoggiato indolente, giù nell’inconscio che qui si va a fondere con la veglia e la invade.

Lo stesso strano sfondo fisso alle spalle della band, di un paesaggio bucolico dipinto a colori delicati, sembra un elemento abbastanza “normale” che in questo contesto acquisisce qualcosa di onirico. “2020” da “Images du futur” (che ha anche un bel video) è ormai quasi un marchio di fabbrica, martellante e sinuosamente acida, più densa e ruvida, caotica, la contemporanea “Powers of ten”. Si torna all’oggi e a “Felt” con “Control”, e poi “Make it real” , molto tranquille, la seconda perfino rarefatta, crea attesa, come un ciondolare per strade semi deserte e assolate di un sole che acceca ma non riscalda.

L’angoscia, la tensione, sono qualità presenti nella loro musica che spesso arrivano a chi li ascolta, ma molto molto sottilmente e solo se si è propensi a coglierle, per me questa sera sono a malapena una sfumatura. Verso la fine, tra l’altro, si va anche a ritroso al primo album con “Pie IX”, che conclude il tutto e fa pensare che questa band ha trovato molto presto la propria identità e i propri codici.

Cosa che paradossalmente fa sembrare per ogni album che pubblicano quello della maturità. Danno un’idea di coerenza e completezza che non mi è chiaro per ora se è vera o illusoria, assestata o in mutamento.

Non so perché non ci concederanno il bis, come invece hanno fatto quasi sempre in questo tour. Vero che noi lo chiediamo in modo incerto e sparpagliato, non riusciamo a unire le voci, sembriamo ognuno perso nel proprio sogno. Loro non si sono concessi più di tanto, noi non ce ne siamo “appropriati”.

Ce ne andiamo comunque soddisfatti e con quella sensazione di aver fatto un bagno nelle emozioni collettive senza perdere il contatto con sé stessi, anzi rafforzandolo, che ho idea possa essere un fattore importante della nuova esplosione dell’amore per la psichedelia.

Alessandra Dotto

suuns live Monk 3
suuns live Monk 3