Roma Suona

ULVER
27 novembre 2017

ULVER @ Quirinetta 23-11-2017 Sui Generi(s)

Dall’alto dei miei studi  in scienze delle patatine e sociologia della panatura  perfetta, posso assicurarvi che le categorizzazioni sono necessarie.

Come quelle per la scelta dell’olio migliore per la frittura. Non avremmo mai “costruito” questo mondo senza di esse (lasciamo perdere il fatto che poi ci sia venuto abbastanza male, ma questo non è il punto).

La realtà non viene registrata nella nostra mente per quella che è, ma viene trasformata, rielaborata e dotata di significato attraverso schemi mentali. I concetti e le generalizzazioni che si creano ci accompagnano per tutta la vita e condizionano in pieno il nostro esperire, la categorizzazione riduce e semplifica l’oggetto in questione permettendoci di dividere il mondo in unità manipolabili ed esaminarlo attraverso differenza ed opposti.
Meno importanti per la sopravvivenza dell’uomo, ma tanto per la storia della musica, sono le classificazioni di genere musicale: categorie convenzionali che identificano i brani e le composizioni in base a criteri di affinità.  Una volta stabilizzate e creata un’industria culturale di riferimento, ci si è sempre mossi all’interno di queste imposizioni,  ogni tanto, per nostra fortuna, scardinate da personaggi geniali che hanno illuminato percorsi diversi e creato nuove strade.
A parte rare e preziose eccezioni, i generi sono diventati quasi l’unico motore del mercato discografico, ridotto ai minimi termini così: genere  -> target di riferimento -> vendita.
Tutto questo modo di fare e pensare non è mai piaciuto molto ai nostri norvegesi Ulver (lupi).
Dagli esordi del 1995, nati nella culla del black metal in pieno sviluppo in quegli anni, si sono sempre spinti al di là delle barriere non creando mai un album uguale al precedente. Dai primi dischi in cui fondevano il black metal con il folk o la musica classica, al dub/trip hop di “Perdition City” (2000) o al doom/ambient di “Shadows of the Sun” (2007), arrivando al post/progressive/rock dell’impronunciabile ATGCLVLSSCAP (2016). E’ sempre stato compito arduo doverli “etichettare”, e quanto è bello tutto ciò? Forse è la loro caratteristica peculiare, da sempre.
Il 7 Aprile di quest’anno è uscito “The Assassination of Julius Caesar” e i nostri “lupi” riescono ancora una volta a stupirci. Si tratta di un album pop, nel senso più nobile del termine, con grande spazio all’elettronica e un suono paragonabile al synth pop, quello un po’ più oscuro, dei Depeche Mode. Molti sono entusiasti, alcuni, i più pop-fobici, no.
Con un titolo così, mi dico, non possono che iniziare il percorso live da Roma. Ma subito dopo penso che la cosa sarebbe impossibile, vista la nostra non centralità nella scena musicale internazionale (purtroppo). Comunque annunciano subito le date europee: Roma il 23 Novembre 2017. Siamo già pronti da prima dell’estate.

A precederli sul palco del Quirinetta e poi anche ad accompagnarli, c’è Stian Westerhus, un chitarrista visionario armato solamente del proprio strumento ed equipaggiato di loop station ed effettistica varia.

Si esibisce per circa mezz’ora e il suo è un viaggio multiforme, senza interruzioni, che ci catapulta verso paesaggi sonori e visivi altri, unendo sequenze delicate a cavalcate rumorose e ambientazioni struggenti (forte di un ventaglio di modulazioni vocali invidiabile). Un viaggio molto coinvolgente ed estraniante nello stesso tempo, che prepara il momento molto più “popolare” degli Ulver con i quali si piazza ben stabile e sicuro alla chitarra da colori e rifiniture.
La scaletta con ogni probabilità sarebbe stata la stessa della data del giorno precedente a Milano: tutti i brani dell’album “The Assassination of Julius Caesar” più i due inediti e la cover di “The Power of Love” contenuti nel fresco EP “Sic Transit Gloria Mundi” creato, almeno secondo il sottoscritto, proprio per completare una durata del set live accettabile.
Si parte subito con il singolo “Nemoralia”, che apre anche l’album e raffigura in modo perfetto l’andamento dello stesso. Tra il synth pop, la new wave e l’elettronica, solo per citare i primi riferimenti che vengono in mente e cercare di classificarli, è un brano riuscitissimo, si potrebbe azzardare: una hit. Lo spettacolo prevede fin da subito il largo uso di luci colorate a cornice di quest’atmosfera. Anche, permettetemi, a sostegno di una performance fisica, live, che non è stata mai parte fondante del loro linguaggio e in cui non hanno mai eccelso. Come se l’esecuzione dal vivo non sia una componente primaria del loro linguaggio artistico. (Nonostante la nascita nel 1995 e un discreto successo dagli esordi, le prime apparizioni live risalgono solamente al 2009).
Kristoffer Rygg, mente e fondatore degli Ulver, con la voce non sembra in perfetta forma ma nella meravigliosa architettura di sound ed atmosfera gli perdoniamo anche piccole sbavature che poi riscaldandosi levigherà.
Si prosegue con la struggente “Southern Gothic” attraverso la quale entriamo nel loro mondo surreale, oscuro e molto eighties. Le liriche hanno un ruolo di primo piano in quest’ultimo lavoro, nel corso dell’album vengono rievocate alcune tappe dalla storia dell’umanità (occidentale) tra mitologia e cronaca (anche pop in alcuni casi). Come nella successiva “1969” dove vengono citati “Rosemary’s baby”, il film di Roman Polanski, “At 6614 California St”, l’indirizzo della chiesa di Satana creata dall’occultista Anton LaVey e l’Helter Skelter dei Beatles ma anche di Manson e della sua Family. Un po’ ad indicare la fine drammatica di una determinata ideologia hippie.
O nella successiva “So Falls the World” dove il riferimento è proprio alla città di Roma. Non a caso le uniche parole pronunciate dal cantante per l’intero concerto, a parte i rituali “Thank you”, sono state: “E’ molto speciale per noi eseguire questa sera, questo brano proprio qui a Roma”. La traccia racchiude in sé l’intero concept dell’album, la ciclicità di eventi disastrosi e tragici che si ripetono in circoli perfetti (“Tragedies repeat themselves in perfect circle”) per poi esplodere nel ritornello “As the Colossus stands, So shall Rome;  When the Colossus falls, Rome shall fall” ancora a celebrare la grandezza di questa città in continuità con la sua magnificenza nelle opere d’arte e la successiva caduta.

E’ chiaro che i Nostri sono più attirati dalla sostanza che dalla forma, creando atmosfere perfette con una giustapposizione di suoni semplici ma ben calibrati, continuando lo spettacolo con la riuscitissima “Rolling Stone” ed “Echo Chamber (Room of Tears)”,  la prima traccia del nuovo EP “Sic Transit Gloria Mundi” che non sfigura affatto tra le altre.
Senza chiacchiere tra un brano e l’altro ci si immerge nella mistica “Transreberberation” dove vengono evocati l’attentato del Papa Giovanni Paolo II e le santificazioni di Teresa d’Avila e Teresa di Lisieux, eventi accomunati nel pensiero Ulver, dalla “trasverberazione” religiosa. Al solito sacro e profano sono mescolati, significati densi sonorizzati da un tipo di musica elettronica molto corporale (dance) a creare ulteriore tensione emotiva.
Proseguono con “Angelus Novus”, la più debole del lotto che però mantiene alta l’aura di misticità con onde sonore lente e dilatate che lasciano il passo alla seconda traccia del più recente EP intitolata “Bring Out Your Dead” dal sapore fortemente melodico e synth pop, fino alla chiusura con l’intima “Coming Home” allungata in coda con una ripetitività da mantra lisergico. Perfetta per chiusura album e set live.
In realtà no, c’è lo spazio per il classico rientro con la cover dei Frankie Goes to Hollywood “The Power of Love”, a testimoniare che loro, i lupi, fanno da sempre come vogliono senza accettare compromessi e che, volendo, l’amore alla fine vince su tutto.

Tornando a casa dal centro di Roma, passando attraverso la sontuosità di questa città, siamo soddisfatti di aver assistito a qualcosa di speciale che non accade tutti i giorni. La classificazione è necessaria per capire il mondo, ma è altrettanto importante riuscirsi a muovere con facilità tra i concetti senza esserne schiavi.
Una domanda sorge spontanea: in che lidi ci porteranno al prossimo giro?

Vincenzo Presutti

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