Roma Suona

JULIE’S HAIRCUT
18 marzo 2014

Woodworm Festival @ Circolo degli Artisti il report

E’ andata in scena il 13 Marzo la prima delle tre serate del WOODWORM FESTIVAL, che prende nome dall’omonima etichetta aretina.

Questa casa discografica nata nel 2011 dalla fusione delle esperienze Karemaski Multi Art Lab e Sons of Vesta, ci offre un roster molto variegato ed interessante che oltre agli artisti di questa sera, riguarda nomi come Appino, Dente e Benvegnù. Woodworm è una società attiva a 360° nella scena musicale, racchiude due label ed una booking agency, produce eventi e come sottolinea nella sezione del suo portale, alla voce “chi siamo”, è in costante ricerca di collaborazioni che donino indubbia felicità.

La Venue romana è stata dotata per l’occasione di due palchi, allestiti entrambi al coperto. Nel Palco A , ovvero quello di sempre per chi conosce il Circolo, si sono esibiti THE CRAZY CRAZY WORLD OF MR. RUBIK, JULIE’S HAIRCUT,FAST ANIMALS AND SLOW KIDS. Sul Palco B, montato nella sala adiacente quella principale, hanno suonato BACHI DA PIETRA, UMBERTO MARIA GIARDINI, BOLOGNA VIOLENTA (anteprima tour UNO BIANCA). Con esibizioni di circa 30 minuti ognuno, abbiamo assistito ad una commistione di suoni e generi musicali più unica che rara per il panorama musicale italiano contemporaneo. Mescolanza che ascoltata tutta insieme potrebbe risultare un tantino indigesta se non si è avezzi a sonorità rock, post rock, blues rock, psichedeliche e sperimentazioni elettro-indie.

Davanti ad un pubblico composto in larga parte da giovani universitari , alle ore 21 sale sul palco B la prima band i Bachi Da Pietra. Questo duo nato nel 2004, formato da Giovanni Succi e Bruno Dorella , ha suonato brani estratti dal loro ultimo lavoro “Quintale” uscito nel 2013 per La Tempesta Dischi / Woodworm Label. Un album che segna una svolta epocale nel sound della band. I brani Coleotteri e Paolo il Tarlo mettono in risalto le dure e profonde percussioni di Dorella. Si susseguono incessanti Fessura,Enigma e Haiti, nelle quali questo rock pesante e ipnotico ci dà la dimensione di un procedere ineluttabile e nichilista. Riecheggiano suoni decisamente più metal ed elettronici, che delineano sicuramente una maturità musicale ricercata.

Mentre sta terminando la perfomance dei Bachi, sul palco A iniziano a suonare The crazy crazy world of Mr. Rubik , progetto di musica sperimentale nato da Matteo Dicembrio, Stefano Orzes e Gabriele Ciampichetti a Bologna nel 2009. Il primo brano è Sebele, pezzo di punta del loro ultimo lavoro “Urna Elettorale” uscito nel 2013 per Locomotiv Recors/Audioglobe. La componente elettronica trova nei live un impatto sorprendente e coinvolgente. Al resto pensano il grande suono di basso e l’ironia grottesca e folle dell’immaginario di Mr. Rubik. Una sottile danza di bollicine digitali e tracce di dub elettronico ci rapisce durante Parababè. Seguono La nona rivoluzione e Tic tic tac, che segnano un crescendo esplosivo, a tratti metal, in mezzo ad un pubblico danzante e conquistato da queste sonorità etniche e surreali .

Si corre tutti di nuovo verso il palco B dove inizia a suonare in versione unplagged Umberto Maria Giardini, dai più vecchiotti conosciuto con il nome d’arte di Moltheni, utilizzato dal 1999, anno d’esordio, fino al 2010. Nel 2013 pubblica “ Ognuno di noi è un po’ Anticristo EP” per Woodworm/Audioglobe , continuum musicale di “La dieta dell’imperatrice”, album con cui Giardini si è ripresentato al pubblico dopo l’accantonamento del progetto Moltheni. Ci si accalca sotto il palco, durante l’esecuzione di Anni luce, Regina della notte e Tutto è anticristo: trame sonore dalla chiara ispirazione lirica, che all’artista non è mai mancata. Suoni a cavallo fra psichedelia, post-rock e cantautorato, che convincono e ci lasciano in trepidante attesa del suo nuovo LP, in uscita nel 2014.

Rimbalziamo di nuovo di fronte al palco A perché sono arrivati I Julie’s Haircut, formazione modenese che ha iniziato il suo percorso nel 1994 a Sassuolo, inizialmente sotto la prima formazione di tre elementi. Non staremo qua a descrivere la loro variegata storia musicale, ricca di cambiamenti di formazione ed etichette. Nel 2013 esce il sesto album della band “Ashram Equinox”, su etichetta Woodworm/Santeria. Iniziano la loro coinvolgente performance con la meravigliosa Ashram, una delle loro creazioni migliori, gallerie di effetti elettronici, psichedelia pura. Johin, Sator, Equinox  conducono il pubblico nelle atmosfere rapsodiche e ascensive di cui è intriso l’immaginario della band. È questo il loro periodo migliore, ed è difficile rinchiuderli in categorie musicali ben precise o dare una descrizione esatta delle sensazioni e suggestioni ipnotiche che si provano mentre li si acolta a bocca aperta. L’ultima canzone della scaletta è una cover di Planet Caravan dei Black Sabbath. I Julie’s non sono nuovi a queste sorprese e il pubblico non può che reagire entusiasticamente.

Giunge il momento dell’esibizione più attesa ed importante della serata: dal palco B riecheggiano le sirene del progetto musicale “Bologna Violenta, Tour della Uno Bianca” di Nicola Manzan, polistrumentista trevigiano all’attivo dal 2005. Il suo quarto progetto “Uno Bianca” vede la luce a febbraio di quest’anno per Woodworm/Wallace Records/Dischi Bervisti ed è un concept album incentrato sui crimini commessi dalla banda della Uno bianca, nel quale si ripercorre la storia criminale del gruppo attivo a Bologna e dintorni dal 1987 al 1994. Dietro di lui uno schermo sul quale vengono proiettate le immagini legate alla storia della banda e di una città insanguinata inerme davanti a cotanta violenza. Se in prima fila c’è la consapevolezza di assistere ad uno show peculiare ed emotivamente forte, in fondo i più giovani sembrano non cogliere il messaggio di quest’artista, che come nelle migliori colonne sonore dei film di genere, fà si che i colpi furiosi del grind ed il rintocco delle campane di morte, stordiscano ed impressionino gli astanti. Con il suo strumento, il violino, Manzan ripropone 29 marzo1998: Rimini, brano che ci porta verso un ancor più drammatico finale nel quale scorrono le immagini relative al suicidio del padre dei fratelli Savi.

Dopo questa esibizione pregna di violenza e spessore sociale ci dirigiamo nuovamente verso il palco A dove si esibisce l’ultimo gruppo della serata: i Fast Animals and Slow Kids. Di tut’altro spessore musicale, questo progetto musicale nasce a Perugia nel 2007 ed è composto da quattro musicisti Aimone Romizi, Alessandro Guercini, Alessio Mingoli e Jacopo Gigliotti. Definiti gli headliners della serata, il giovane pubblico poga e canta a scuarciagola i loro pezzi dandoci l’impressione di non aspettare altro che questi giovani rockers. Aimone Romizi, cantante della band, nonostante il suo braccio rotto continua a urlare vigorosamente testi che raccontano dubbi , angosce e piccole atrocità; senza fronzoli, il ragazzo evita ogni forma di indulgenza. Versi d’amore e interrogativi all’apparenza elementari, si snodano in un sali e scendi continuo, senza mai divenire scontati e banali, facendo da cornice ad un giovane e buon rock che trascina. Si scorge in lontananza una vena hardrock , che appare ancora acerba.

Volge così al termine questa prima esperienza della giovane Woodworm, che porterà questo singolare festival a Bologna il 14 marzo(Locomotiv Club) e Milano il 15 marzo(Circolo Magnolia).

Giovanna Contatto

 

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