Archive @ Orion Roma 13-03-2015 il report

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Quella dal nome Archive è una creatura musicale insolita e per questo difficile da inquadrare e da descrivere.

Qui puoi vedere il foto racconto del concerto

Le mode e i cambi di formazione che si sono susseguiti in venti anni hanno portato ad una moltitudine di influenze sul suono di quello che nel tempo è divenuto un collettivo.

Trip-hop, progressive, psichedelia, pop music, sono stati mescolati con diverse tare di volta in volta, portando ad opere differenti ma caratterizzate da uno stile fortemente riconoscibile.

Senza entrare troppo nel merito, anche l’ultimo disco “Restriction” rappresenta un cambiamento notevole nella proposta del gruppo, che forse a questo giro ha cercato di strizzare l’occhio al mercato mainstream in maniera ambigua e poco convinta, tenendo il piede in due staffe con un risultato che può essere valutato come un mezzo passo falso. L’occasione di rivederli dal vivo può essere un buon modo per giudicarne meglio la riuscita.

A distanza di un paio d’anni gli Archive tornano all’Orion, dopo il memorabile concerto di fine 2012, portando con sĂ© tutte le novitĂ  che sono intercorse nel frattempo.

Lo spettacolo infatti si apre non con un support act ma con la proiezione del film Axiom, musica e video sempre degli stessi Archive. L’atmosfera non è molto immersiva, tutti attendono trepidanti i musicisti sul palco, ma per chi fosse interessato a recuperare l’esperienza il film si trova integralmente su Youtube.

Con un pò di canonico ritardo, quasi alle 23:00 parte la musica dal vivo in un Orion dal pubblico che non presenta un’etĂ  media giovanissima. L’inizio coincide con quello di Restriction, una “Feel It” non in grado di scaldare particolarmente, banalotta e un pò prolissa. Per fortuna non c’è tempo per preoccuparsi perchè la scaletta mischia saggiamente le carte, alternando l’ultimo disco a ripescaggi da tutta la carriera, così di tanto in tanto fanno capolino “You Make Me Feel”, “Dangervisit”, “Bullets”, “Nothing Else” tra le altre. In tal modo, anche chi non è stato colpito positivamente da Restriction riesce a digerirlo e ad apprezzarlo maggiormente per via di una giusta scelta di somministrazione graduale. Nel dettaglio, il trittico “End of Our Days – Third Quarter Storm – Riding in Squares” domina il finale della prima parte di concerto, mostrando per l’ennesima volta una Holly Martin sugli scudi dopo la precedente ballata rarefatta “Black and Blue”, a base di voce, chitarra riverberata e synth.

L’esecuzione è di altissimo pregio per tutta la durata del live, precisione chirurgica su tempi e strumenti, coordinamento perfetto tra i numerosi elementi del gruppo. A conclusione della prima parte il classico “Numb”, ma è ciò che avviene dopo a valere da solo il prezzo del biglietto.

Un minuto di pausa condita da applausi sacrosanti, calano le luci e nell’aria risuonano lievemente le poche note del giro di “Lights”, manifesto assoluto e summa di una carriera, vetta ancora oggi irraggiungibile per capacitĂ  di unire trip hop e psichedelia. Luci blu e bianche si muovono alle spalle di un palco che va affollandosi quando gli strumenti rientrano progressivamente a comporre quel riff ossessivo e ipnotico che si perpetua per un dilatato quarto d’ora, come un mantra a volume altissimo capace di penetrare le coscienze.

Dopo un finale simile, l’unico appunto che si può muovere è nella mancanza di molti brani storicamente fondamentali, una su tutte “Again”, che per alcuni potrebbe sembrare un delitto imperdonabile. Ma dopo una Lights così…

Massimo Trentini