Recensione live Zola Jesus al Monk

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Apre la serata Devon Welsh, ex frontman del duo canadese Majical Cloudz.
Performance solista , il singer si esibisce in un elegante cantautorato in tipico stile british. Base pop essenziale, cantato intenso e romantico come in perfetta tradizione indie, Devon Welsh presenta sei brani del suo recente percorso solista tutti piuttosto folk.
Breve cambio palco.
Luci spente.
Grida soffuse.
Presenze orrorifiche.
Gas e fumi luciferini.
Entra Zola Jesus, accompagnata dalla chitarra di Alex DeGroot e dal violino di Kim Libero.
Nika Roza Danilova, classe 1989, è di origine russa ma di nazionalità americana, nata a Phoenix e cresciuta nel Wisconsin.
L’atmosfera si fa subito intensa.
È dark, è profonda, è oscura. È anche pop.
La sua voce è viscerale e ammaliante, riporta ad atmosfere nordiche, in particolare alle scogliere del nordeuropa, dove donne vestite di bianco fanno rituali propiziatori per il loro amore o per il loro popolo, davanti ad un abisso. Ed è proprio l’abisso che Zola Jesus sfida con la sua musica, che evoca sensazioni ancestrali e intime passioni. È la passione che muove il mondo e lei lo ha ben compreso, dal momento che basa tutta la sua opera sulle emozioni intense.
Con “Siphon” solo voce e violino, Zola Jesus raggiunge la massima intensità drammatica e stilistica.
Altre tracce riescono a sporcare il pop in un modo cosĂŹ efficace da apparire quasi corale, con importanti echi elettronici. L’interpretazione quasi teatrale della nostra Zola fonde insieme l’arte della musica con quella della recitazione.
È il dolore intenso ad essere raffigurato, quello dell’individuo e quello del genere umano tutto, lacerato dalle contraddizioni, dalle definizioni e dalla perdita dei confini dell’epoca della nostra postmodernita’. Ma la sua opera parla anche molto di suicidio, con il brano “Witness” e con “Hikikomori”, termine giapponese per indicare lo “stare in disparte, l’isolarsi”, un fenomeno dilagante fra gli adolescenti che hanno scelto di ritirarsi dalla vita sociale.
La wave fa parte di lei, è la struttura portante su cui poggia la melodia del canto. Un usignolo sporcato dal dolore che non distrugge, ma libera e vive. Vive intensamente.
L’esibizione di “Vessel” crea il putiferio. Questo brano è di una bellezza rara, una perla nel panorama della musica contemporanea.
C’è tutto, c’è il dark, c’è la wave, c’è il noise, c’è l’elettronica.
Ci sono le sue muse ispirartici, Émile Zola lo scrittore francese e Gesù Cristo, che formano il suo nome d’arte. E ci sono le sue esperienze, il canto lirico, studiato fin da bambina e la musica oscura di Swans, Diamanda Galas e Throbbing Gristle.
E c’è ancora la Roma che suona bene.

Liliana Montereale

Zola Jesus live @ Monk Club 14-11-2017

Setlist Devon Welsh
1. (Unknown)
2. Faces in the Rain
3. (Unknown)
4. Summer’s End
5. Songbird
6. I’ll Be Your Ladder

Setlist Zola Jesus
1. Veka
2. Soak
3. Dangerous Days
4. Hikikomori
5. Witness
6. Siphon
7. Clay Bodies
8. Wiseblood
9. Remains
10. Night
11. Vessel
12. Exhumed
BIS
13. Skin